11 Marzo 2013

RICERCA TECNE’: niente di nuovo sul fronte occidentale, il paese che cresce di più è la Cina

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Il paese che cresce di più è la Cina ,seguita dall’Argentina e dalla Turchia. All’ 11° posto il primo paese “occidentale”, la Polonia. Gli Stati Uniti sono al 33° posto e l’Italia al 44° . La ricerca di Tecnè, ‘’L’Italia e la crisi dell’Occidente’’ analizza la crisi dell’economie liberali.

“La democrazia liberale vive una condizione di stress, aggravata dalla crisi economica – scrive Carlo Buttaroni, Presidente di Tecnè-  stanno cambiando gli assetti e gli equilibri globali, a cominciare dal predominio del modello occidentale sul resto del mondo”.

Occidente vs oriente. Una contrapposizione che evocava un modello di sviluppo incentrato sui valori dell’uguaglianza e sulla tutela delle libertà. Quella frontiera di civiltà, un riferimento per una moltitudine di paesi che guardavano all’occidente, è in crisi. E non solo dal punto di vista economico. L’indagine dell’istituto di ricerca Tecnè, ‘’L’Italia e la crisi dell’Occidente’’, fotografa attraverso indici di crescita economica, di propensione alla democrazia, di offerta di conoscenze la caduta del mito dell’Ovest.

Ricchezza. L’occidente nel suo complesso perde terreno: nella classifica del PIL nominale l’Italia è è l’ottava economia mondiale ma scivola al 10° se si valuta il potere d’acquisto (PPA), salgono la Russia (dal 9° al 6° posto) e l’India (dal 10° al 4°). Se si prende in considerazione il PIL procapite, nelle prime dieci posizioni, dei grandi paesi ci sono solo gli Stati Uniti (al 4° posto e in discesa rispetto all’anno precedente) mentre al primo posto c’è Singapore, seguito dalla Norvegia, da Hong Kong, dagli Emirati Arabi e dalla Svizzera. L’Italia è al 24° posto, la Cina al 43°, la Russia al 32°, l’India al 48°. Se si considera la variazione del Pil procapite, il paese che cresce di più è la Cina (+11%), seguita dall’Argentina (+9,9%), dalla Turchia (+8,3%), dall’India (+7,6%) e dal Cile (+7,2%). Scorrendo la classifica Il primo paese “occidentale” è la Polonia (all’11° posto con + 6,5%), seguita dalla Svezia (15° posto e +5,8%) e dalla Germania (17° e + 5,3%). Gli Stati Uniti sono al 33° posto (+3,2%), l’Italia al 44° (+2,1%).

Conoscenze. Secondo il rapporto dell’ OCSE “Science,Technology and Industry Scoreboard 2011: Innovation and Growth in Knowledge Economics”, risulta che circa la metà dei laureati nel mondo sia cittadino di tre soli Paesi (USA, Cina e Giappone), mentre da altri tre Paesi (Cina, India e Corea) proviene la maggior parte degli studenti stranieri. Gli Stati Uniti – e in parte l’Europa – conservano ancora il primato per quanto riguarda i centri universitari d’eccellenza, ma alcune università asiatiche si stanno rapidamente affermando come istituti di ricerca altamente qualificati.

Democrazia. Nel rapporto “Democracy Index” realizzato dall’ Economist, su 167 paesi esaminati e benché la metà siano formalmente “democrazie”, quelle effettive sono solo 25. Altre 53 – tra le quali l’Italia – vivono una condizione di deterioramento o sono state di recente declassate tra le “democrazie imperfette”. Nel complesso, ben quindici Paesi dell’Europa occidentale sono stati retrocessi e in due casi, Grecia e Italia, si registra una generalizzata diminuzione della coesione sociale e della fiducia nelle istituzioni. Solo un gradino sotto l’Italia si collocano quei regimi ibridi che sono democrazie solo sulla carta (concentrate soprattutto nell’Est Europa e in America del Sud).

“Nonostante la dinamica negativa – conclude Buttaroni, analizzando la posizione dell’Italia- il nostro è un paese strategico per l’Europa e per tutto l’Occidente, sia dal punto di vista economico che politico. Una sua uscita dal gruppo dei grandi cambierebbe gli equilibri e gli assetti mondiali. Tuttavia, il piano inclinato su cui è collocata va esattamente in quella direzione. Il rapido deterioramento dei suoi fondamentali politici ed economici rischia di trascinare in basso l’Europa. Per questo il groviglio uscito dalle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio è vissuto con preoccupazione fuori dalle nostre frontiere. E’ la faglia che può scatenare un terremoto la cui onda d’urto potrebbe essere devastante per l’Europa (Germania e Francia in testa) e per tutto l’Occidente indebolito dalla crisi economica più grave del dopoguerra”.

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