15 Gennaio 2016

Operazione “Nineteen”: ecco come i CC hanno distrutto il mercato della droga a Frosinone

Alle prime luci dell’alba di oggi, nel corso di una vasta operazione, circa 40 Carabinieri della Compagnia di Frosinone hanno dato esecuzione a 11 misure cautelari personali, di cui 3 in carcere, 5 ai domiciliari e 3 obblighi di dimora, notificando anche 4 avvisi di prosecuzione indagini. Il provvedimento emesso dal Dott. Antonello BRACAGLIA Morante, G.I.P. presso il Tribunale di Frosinone è stato richiesto dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Vittorio MISITI, che ha coordinato le indagini condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Frosinone con la collaborazione della Stazione di Frosinone.

I reati contestati sono a vario titolo in concorso tra loro: “detenzione e spaccio di stupefacenti aggravato continuato”, “detenzione illegale di armi da sparo”, “tentata estorsione aggravata continuata”, “sequestro di persona” e “lesioni personali aggravate”.

L’indagine, che è iniziata nel luglio del 2014, con un’efficace attività info-investigativa svolta attraverso prolungati e gravosi servizi di osservazione e pedinamento specie in orario notturno, si è da subito focalizzata su una famiglia residente in un palazzina di Corso Francia, già oggetto di investigazioni nel 2012, periodo in cui avevano organizzato in quel luogo una fiorente base di spaccio di cocaina. I membri della famiglia dominavano di fatto l’intera area riuscendo addirittura a sottomettere e far tacere alcuni abitanti che, vista la loro insospettabilità, vennero addirittura coinvolti a collaborare nell’occultamento di notevoli quantitativi di droga presso le loro abitazioni.

Le indagini dell’epoca consentivano di infliggere un duro colpo alla famiglia poiché nel corso di mirate perquisizioni, gli operanti riuscivano a rinvenire e sequestrare all’interno di un appartamento occupato da una 63enne, circa 400 grammi di cocaina oltre a tutta l’attrezzatura necessaria per il taglio e confezionamento delle dosi da destinare agli acquirenti. Successivamente, all’arresto della insospettabile signora, lo stesso personale raccoglieva elementi tali che consentivano all’Autorità Giudiziaria di emettere un provvedimento cautelare restrittivo nei confronti di quattro dei cinque membri del nucleo familiare.

A causa delle vicissitudini giudiziarie le attività criminose, subivano inizialmente un forte rallentamento, ma in meno di due anni l’illecito traffico riprendeva alacremente con l’adozione di maggiori cautele e strategie finalizzate a “schivare” i controlli delle forze dell’ordine. Così dopo la cennata fase iniziale, l’indagine coordinata dalla Dott. Misiti, si sviluppava sino al febbraio del 2015, attraverso il contemporaneo utilizzo dei più innovativi mezzi tecnologici e delle tradizionali tecniche d’indagine fatte di osservazione e riscontri sugli acquirenti che si è potuto appurare essere decine e decine, provenienti da tutta la provincia.

Ne corso dell’attività sono stati svolti anche mirati interventi (comunicati in allegato), che hanno permesso di trarre in arresto già n. 7 soggetti (di cui 6 in flagranza di reato) e sequestrare tra l’altro oltre 10 kg tra cocaina, marijuana e hashish (con circa 5.600 dosi già pronte), 30.000 € in contanti, 3 pistole e 119 colpi e un sistema di ultima generazione per la video sorveglianza, per complessivi 200.000 € circa.

L’investigazione acclarava che gli indagati, in una palazzina popolare, denominata “lotto 19”, e da qui il nome dell’indagine, avevano costituito una vera e propria piazza di spaccio, aperta 24h ove gli acquirenti potevano rifornirsi di ogni tipo di droga, che nel volgere di breve tempo raggiungeva livelli tali da poterla paragonare ad un “supermercato” di Cocaina, Hashish e Marijuana.

Il metodo era quello di occupare abusivamente appartamenti vuoti, da adibire allo spaccio, difesi con sistemi di video-sorveglianza e vigilanza fissa, esterna e interna radio-collegata. I protagonisti erano quindi divenuti praticamente i “padroni” di una intera scala “A” del complesso popolare, avendo occupato abusivamente più appartamenti, taluni abbandonati dagli aventi diritto per non soggiacere alla volontà criminale di costoro. Per tali scopi, le abitazioni erano state arbitrariamente dotate di portoni blindati, di apparecchiature di video sorveglianza, di radio-collegamenti e di sistemi di allerta sonora attivati all’eventuale arrivo dei Carabinieri dalle “vedette” posizionate all’esterno.

L’egemonia e la forza della consorteria criminale, che si affermava nella più assoluta omertà generale, era espressa attraverso la notorietà del possesso di armi, con pubblici pestaggi e in un caso con il sequestro di persona, un compratore insolvente (indagine su quest’ultimo punto e uno dei sequestri svolti per convergenza investigativa con personale della Squadra Mobile della locale Questura). Più in particolare, il gruppo criminale facente capo alla nota famiglia per recuperare i crediti verso “clienti” morosi, all’occorrenza ricorreva a veri e propri pestaggi e la loro affermazione sul territorio anche rispetto ai concorrenti, era sostenuta anche dal possesso di efficientissime armi da fuoco e numeroso munizionamento, sequestrate nel corso delle citate operazioni. Le immagini e le attività tecniche condotte hanno permesso di dimostrare la violenza adottata dagli appartenenti della suddetta famiglia nei confronti del suddetto debitore. Quest’ultimo, dopo essere stato prelevato a forza presso la sua abitazione ubicata in tutt’altra zona di questo capoluogo, come atto dimostrativo per tutti: vicini di casa, acquirenti, e altre fazioni impegnate nella medesima fattispecie delittuosa, veniva condotto nella popolare area condominiale e lì picchiato selvaggiamente. Per le gravi lesioni subite il ragazzo veniva sottoposto a delicato intervento chirurgico con applicazione di placche metalliche al volto. Per questo evento, che se non fosse stato per l’attività in corso, grazie all’influenza e la forza di intimidazione di costoro sarebbe sicuramente rimasto sconosciuto, e che invece è stato portato alla luce, gli arrestati dovranno rispondere di sequestro di persona, tentata estorsione e lesioni gravi.

Gli ingenti guadagni realizzati dall’illecito traffico, consentivano ai componenti del nucleo familiare di sfoggiare un elevato tenore di vita, di possedere auto di grossa cilindrata nonché veicoli d’epoca, infatti oltre ai citati provvedimenti personali l’Autorità Giudiziaria, disponeva anche il sequestro di: 6 autovetture (di cui 4 d’epoca): una ford mustang, una opel gt coupé, una fiat cinquecento, una fiat seicento, una bmw x3 e una fiat 500, per complessivi 120.00 € circa; 3 tra conti correnti e conti deposito, per un ammontare di: 17.000 €.

Nel corso dell’odierna operazione i militari impegnati hanno altresì eseguito numerose perquisizioni domiciliari, rinvenendo e sequestrando a carico di due 25enni: 6 dosi di marijuana (per 6 gr), 1 grinder,  5 bombe carta illegali, 1 fucile ad aria compressa diana f.38, 1 pistola scaccia cani rifacimento revolver 6 pollici, priva di tappo rosso con 6 colpi nel tamburo. P.D. 25enne: 1 proiettile cal. 12,7 da esercitazione.

Gli odierni provvedimenti, che l’A.G. mandante, ha emesso condividendo a pieno il quadro accusatorio costruito dai militari dell’Arma a conclusione di una complessa e prolungata attività d’indagine, hanno permesso di sgominare definitivamente un’articolata e feroce consorteria criminale operante in questo capoluogo, che per le sue manifestazioni circa la disponibilità delle armi da fuoco, le capacità di violente ritorsioni, dominava ormai un’intera ala del complesso popolare lotto 19 avendo occupato abusivamente più appartamenti, impedendo a chiunque di avanzare rimostranze. Complessivamente il “danno” arrecato alla struttura criminale ammonta a circa 350.000 euro.

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