martedì 5 Gennaio 2016

La Ciociaria non è la Provincia di Frosinone, ecco perché

In Ciociaria è un fuoco pirotecnico continuo di novità e di innovazioni ma che non sono né l’uno né l’altro, solo confusione e precarietà. Si inventano addirittura nuove terre e regioni, i confini si allungano o si ritirano a piacere e tanto altro: ancora si ignora che cosa è la Ciociaria. Qualche esempio partendo dalla Provincia di FR che, fortunatamente, sta per essere soppressa. Nel suo motto araldico si legge: ferocior ad bellandum (“più feroce nella lotta”) e analogamente nello stemma della città di FR: “Bellator Frusino” (“Frusino combattente, lottatore”). Tito Livio, lo storico dell’antica Roma, al quale è da ricondurre la espressione, parlando delle lunghe lotte tra Romani e Volsci, gli antichi abitanti della regione al di qua e al di là degli Aurunci, Ausoni e Lepini, espresse una valutazione di grande maturità: Volsci… ferocior ad rebellandum quam bellandum gens (“i Volsci… popolazione più accanita a ribellarsi che a combattere”).

Quindi l’antico e sottile scrittore aveva bene in mente come si era svolta la lunga lotta, per cui pervenne alla perspicace e fine differenziazione tra ‘combattere’ e ‘ribellarsi’. E’ ben possibile che la Provincia di FR, costituita come si sa nel 1927 in epoca ben precisa allorché ‘ribellarsi’ era evidente sinonimo di sedizione di insubordinazione e di opposizione, grazie al giochetto ermeneutico e lessicale di qualche furbacchione opportunista, cambiò le carte in tavola e quello che è sempre stato considerato un pur se rarissimo momento di altissima civiltà e di civile agglutinante, cioè la rivolta, la ribellione, la rivoluzione, in un regime totalitario e dittatoriale quale quello dell’epoca era visto come il fumo negli occhi e quindi l’acrobazia di cui sopra. ‘Combattere’ è una prerogativa naturale di tutti gli esseri viventi, bipedi e quadrupedi, quindi normale perfino banale, laddove ‘ribellarsi’ è solo degli uomini e, per di più, di una piccolissima fetta di essi! Ci si sarebbe aspettato, e ci si aspetta tuttora, che le due citate istituzioni diano un guizzo di vitalità e correggano le due, a mio avviso, stolte e fondamentaliste e fasciste espressioni.

Le strade della provincia di Fr in questi ultimi mesi si sono arricchite, è il caso di impiegare il termine, di elegantissime e esaustive tabelle pubblicitarie il cui design sicuramente lascia pensare a eccellente architetto grafico. Anche i supporti su cui sono state montate denotano cura e scelta particolari. In punti strategici della viabilità sono state montate anche elegantissime e significative frecce direzionali, a 5-6 per volta. Non credo che una tabella sia costata meno di venticinque mila Euro, di soldi pubblici in questo caso, europei. Naturalmente per poter assaporare il contenuto delle ricchissime informazioni presenti su dette tabelle, bisogna arrestare la vettura, accostarsi, con quello che ciò comporta, e… istruirsi! Istruttivo però è ben altro: le nuove terre scoperte, le nuove regioni esplorate: Terre Ciociare, Terre Pontine, Terre di Comino, Terre di San Benedetto e ancora altri territori e regioni: saranno necessari anni prima che questi nuovi territori e province potranno essere ‘esplorati’ e individuati.

Viene distribuita nei punti turistici della provincia di FR un pieghevole edito dalla Regione Lazio, dalla Camera di Commercio, da un terzo ente ’Lazio eterna scoperta’: un pieghevole tirato chissà a quante migliaia di esemplari dal titolo ”Da Cicerone a Mastroianni a De Sica” sul cui titolo e contenuto non ci permettiamo interferire. Quanto al contrario, a mio avviso, più che biasimevole è identificare la provincia di FR con la Ciociaria: si tratta di distorsione così grave e soprattutto così primitiva che veramente non si può che incessantemente costatare, e deplorare, che i primi a degradare e a vilipendere questa terra sono le pubbliche istituzioni e gli uomini che le reggono! Un conto è, dunque, il costume frusinate, un conto quello ciociaro, un conto un prodotto tipico frusinate, un conto un prodotto tipico ciociaro: il primo è riduttivo pur se specialistico e caratterizzante, il secondo è generale e storico della Ciociaria. In merito si rinvia ai saggi apparsi in questo sito su tale argomento e altresì al libro: CIOCIARIA SCONOSCIUTA.

Altra grossolana aberrazione e perfino vergogna è dover prendere atto che si continua a ignorare che cosa e dove si collochi la Valle di Comino. Nuovamente se si consultano le istituzioni a partire dalla Regione Lazio fino alla Comunità Montana Valcomino senza menzionare giornali e media, si resta sbalorditi nel costatare quanti e quali comuni vengono inclusi o scartati a farne parte: 29, 18, 15, ecc. sembra una lotteria. Curioso che nessuno se ne senta offeso, primi di tutti i veri valligiani. Se si osserva la configurazione della valle in natura o da una carta, senza menzionare la comune affinità sociale, storica, dei destini, si dedurrà che non c’è possibilità di errore alcuno: i comuni sono dodici, non uno in più o in meno. Il libro più sopra citato informa in merito. Intanto si vede collocata sulla superstrada una tabella: Benvenuti in Valcomino, ma parrebbe che la Valcomino inizi a Broccostella, cioè al Km 49!

Altro grottesco motivo non tanto di distorsione quanto, a mio avviso, di derisione vera e propria sono quei personaggi di certe zone della provincia che ancora rimestano e rimuginano opinioni e elucubrazioni sul significato, secondo loro, di borbonico, di ciociaro, di terra di lavoro, di napoletano, di papale ecc. allo scopo di istituire e impostare differenze opposizioni e antinomie che nei fatti esistono solo nelle loro fresche menti: tant’è che ancora si sogna e vagheggia di Terra di Lavoro e quindi di Rodesia, di Siam, di Persia, di Dacia, di Utopia….Già nel passato e per secoli, tutto il territorio tra il Garigliano e il Liri principalmente, era comunemente conosciuto e localizzato come ‘Abruzzi’ e ancora oggi non pochi giornali quando scrivono di Sora o di Valcomino o di Cassino dicono ‘Abruzzi’, tra l’altro ancora al plurale. E tale pagina secolare della storia molto ha contribuito ad annullare e a perfino cancellare la identità non solo amministrativa ma principalmente folklorica del territorio. E a tale contingenza storica si aggiunge anche quella sentimentale elucubratoria di certi personaggi: perciò la pirotecnia di cui sopra!

Altri fatti qua e là portano a falsificare e a stravolgere la Ciociaria: dopo aver selvaggiamente cementificato e asfaltato il paesaggio e averlo arricchito e abbellito di cave e pietraie, si direbbe che tutto si faccia per continuamente deformarne e sfregiarne la fisionomia: la turbina ha ceduto il posto alla trombetta, il piffero e la zampogna al clarinetto, l’organetto alla batteria, il costume ciociaro glorioso e eternato dai massimi artisti europei fatto divenire la divisa del paggio e della fantesca…

Michele Santulli