19 Giugno 2012

Il PSI di Cassino interviene sulla chiusura del Tribunale

L’apprensione per le sorti del Tribunale di Cassino offre l’occasione per alcune riflessioni, non tutte di segno negativo. Di positivo c’è che Cassino sembra aver trovato un minimo di compattezza – nei momenti difficili accade: e così, ora, sembra finalmente essere stato percepito che la soppressione del Tribunale è questione che non riguarda solo gli avvocati (ed il loro “indotto”) o gli addetti agli uffici giudiziari, ma riflette le sue gravissime ripercussioni sull’intera città e su tutti i suoi abitanti, e, in verità, riesce ad acquistare rilevanza ultra comunale, e, anzi, provinciale. Una percezione tardiva, dovuta alla tradizionale diffidenza nei confronti di una categoria professionale (quella forense) che è sempre rimasta distante (come istituzione) rispetto ai problemi della città e dei cittadini; riconducibile alla persistente diffusione, nell’immaginario collettivo, dello stereotipo dell’avvocato più attento alle cilindrate delle automobili, al taglio sartoriale dell’abito, alla marca della cravatta, alla misura del tacco, che alle disavventure, alle precipitazioni, alle ansie dell’uomo comune. Già, è vero che da un po’, in buona parte, non è più proprio così: il fighetto impomatato è figura in via di estinzione, che appartiene ad un passato non lontano eppure preistorico; restano da comprendere le ragioni per cui il luogo comune continui ad essere radicato (che non possono qui essere indagate).

Di positivo c’è che, finalmente, ha trovato valorizzazione la funzione del Tribunale di Cassino quale strategico presidio di legalità, argine anche simbolico al dilagare della criminalità proveniente da una parte del casertano. Anche in questo caso, si è trattato di un riconoscimento tardivo, se è vero che, già il 19 novembre 2011, la direzione provinciale del Partito socialista di Frosinone, approvava un ordine del giorno con il quale si invitavano «i cittadini della Provincia di Frosinone ad una mobilitazione permanente a difesa di una istituzione fondamentale per l’intera comunità territoriale» e nel quale si evidenziava che «il Tribunale di Cassino, per la sua collocazione territoriale, costituisce un irrinunciabile presidio di legalità, un fondamentale baluardo in grado di arginare, grazie alla collaborazione delle forze militari e di polizia, le infiltrazioni criminali provenienti da una parte dell’area casertana, e che, quindi, la sua soppressione ovvero il trasferimento degli uffici della Procura della Repubblica finirebbe per agevolare l’accesso da parte delle organizzazioni criminali all’intero territorio provinciale, indebolendo il contrasto alla criminalità organizzata». Mi è sembrato giusto citare un documento politico non per dire che il PSI è arrivato per primo, ma per evidenziare che non è vero che la politica arriva in ritardo: al contrario, molte volte la politica individua e segnala tempestivamente i problemi, e qualche volta prova anche a dare soluzioni: il punto è che, spesso, ai cittadini risulta più comodo far finta di non sentire, perché poi la realizzazione della soluzione richiede impegno (di tutti) e collaborazione (che poi la politica abbia fatto registrare gravi patologie è un’altra questione, che va affrontata e risolta con la partecipazione e non con il populismo: ma anche questo è un tema che merita ben altro approfondimento).

Di positivo c’è che, su una questione molto delicata e di grandissimo impatto per il territorio, a Cassino, si è registrata una importante coesione politica: non solo il Partito socialista (che pure ha avuto, ed ha, parecchio da ridire sull’amministrazione Petrarcone) spontaneamente ha messo a disposizione tutte le proprie risorse, attivando canali di relazione e di collegamento politici e istituzionali e coinvolgendo direttamente i rappresentanti comunali e delle categorie più direttamente interessate, ma anche tutti gli altri partiti si stanno muovendo nella stessa direzione (anche se, fino ad oggi, forse in modo poco coordinato). È segno di senso di responsabilità: significa che, di fronte ad un problema serio, la politica sa mettere da parte protagonismi ed interessi particolari e produrre uno sforzo comune a tutela delle esigenze della comunità rappresentata. È un fatto molto importante: potrebbe offrire l’occasione per un ragionamento politico nuovo nell’interesse della città.

Peraltro, il comune impegno a difesa del Tribunale ha anestetizzato il naturale confronto politico, tanto da far passare quasi sotto silenzio il fatto che la giunta – dopo i ripetuti allarmi sui debiti comunali e sul pericolo di dissesto finanziario; dopo le accorate dichiarazioni di assessori sulle difficoltà di cassa, tali da rendere proibitivi anche interventi manutentivi di modesta entità – ha approvato lo schema di bilancio, e, cioè, ha definito la programmazione finanziaria (di breve e medio periodo) che dovrà essere sottoposta alla valutazione del Consiglio: l’approvazione del documento programmatico e di gestione, a parte la sua valenza intrinseca (costituisce l’atto fondamentale nella vita amministrativa di un ente locale), chiude definitivamente il balletto sul dissesto e sulla insostenibilità del debito. L’amministrazione Petrarcone non ha chiarito quali siano le scelte finanziarie fondamentali poste a base della decisione di bilancio (forse lo farà nei prossimi giorni); né è stato chiarito se, sulla manovra finanziaria, dopo l’appello di Petrarcone, vi sia stato e in che misura il coinvolgimento delle opposizioni consiliari: certo, limitarsi a chiedere alle opposizioni consiliari compattezza e responsabilità solo in funzione dell’approvazione del bilancio, senza alcun coinvolgimento in ordine alla elaborazione ed alla definizione delle scelte finanziarie, non sarebbe un bell’esempio di disponibilità collaborativa. Ma sul merito delle decisioni finanziarie, dobbiamo attendere di conoscere.

Sull’epilogo della vicenda del Tribunale, è difficile dire; in tutta coscienza, non mi sento di essere ottimista. Sia ben chiaro, sono profondamente convinto che la soppressione del Tribunale di Cassino sia una scelta sbagliata dal punto di vista tecnico, perché non solo produrrebbe un impatto impercettibile in termini di razionalizzazione della spesa pubblica, ma inciderebbe negativamente sulla efficacia e sulla efficienza del servizio; sono certo, inoltre, che le relazioni inviate (al Ministro, e, prima, alla commissione istruttoria) dai nostri rappresentanti avranno saputo documentare che le strutture del Tribunale di Frosinone non sono in grado di accogliere il carico di lavoro che arriverebbe da Cassino e da Sora e che il Tribunale di Latina funzionerebbe meglio con un minore onere processuale. Peraltro, l’aspetto più detestabile della scelta è che le conseguenze negative della soppressione del Tribunale di Cassino verrebbero a ricadere interamente sulla comunità territoriale, la quale, a parte il grave impoverimento in termini economici e culturali, si vedrebbe privata, in manifesta incoerenza con il principio di sussidiarietà che permea l’ordinamento amministrativo, di un servizio che ha dato prova di saper dare risposte adeguate alle esigenze dei cittadini: e ciò, sulla base dell’irragionevole criterio dei tagli lineari, per cui, nel caso specifico, non si sopprime un Tribunale perché non funziona bene e non è in grado di funzionare bene, ma perché ha diciannove giudici anziché venti (e sulla base di altri parametri astratti), senza tenere in alcuna considerazione le esigenze della comunità interessata ed il grado di efficienza del servizio. Ma il ragionamento ci porterebbe lontano.

Tuttavia, fermo restando l’erroneità e l’irragionevolezza della scelta, il mio scetticismo si collega al fatto che, a brevissimo, sembrerebbe già a metà della settimana prossima, il Ministro porterà la sua proposta in Consiglio dei ministri, e la sua proposta si fonderà sulle soluzioni elaborate da una commissione istruttoria (organo tecnico), le quali annoverano il Tribunale di Cassino tra quelli da sopprimere, anche se sulla posizione del nostro Tribunale ci sarebbe una “ampia” annotazione esplicativa delle sue peculiarità (che potrebbe indurre ad una diversa valutazione). “Salverà” il Ministro il Tribunale di Cassino? E, soprattutto, vorrà farlo un Ministro tecnico di un Governo tecnico, che ha, tra le sue missioni principali, il taglio della spesa pubblica? E se anche volesse farlo, potrebbe permettersi di ignorare la reazione delle comunità interessate dalla soppressione degli altri Tribunali? Non so se la sorte del Tribunale di Cassino è segnata; nell’incertezza, confido che, giovedì prossimo, l’intera comunità territoriale sappia dare una risposta adeguata, in termini di partecipazione, ad una scelta sbagliata.

Non c’è spazio per dire dei profili negativi della vicenda e della triste parabola della città di Cassino: meglio così.

Lio Sambucci – segretario PSI Cassino

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