27 Giugno 2014

Antonio Di Nota, “democratico libero”, sferza “amichevolmente” il Pd di Frosinone

Gentilissimi amici, in un momento storico in cui il Partito Democratico diventa la forza politica di riferimento per questo paese, complice la capacità e la rinnovata credibilità del gruppo dirigente nazionale e, nel contempo, il venire meno delle illusioni e delle promesse della destra populista, il Pd della provincia di Frosinone sembra non accorgersene. Invece di diventare protagonista di un inarrestabile vento di cambiamento, che spazzi via definitivamente vecchie modalità e antichi sistemi di gestione che tanto hanno dilaniato la nostra compagine, la federazione di Frosinone pare non volersi staccare da tale modello negativo.

Le diatribe e le polemiche di cui stiamo leggendo in questi giorni sulla stampa, frutto dei soliti litigi tra clan, dimostrano ancora una volta che il nostro territorio è poco sintonizzato con la realtà, disconnesso da un processo ineluttabile di cambiamento e di rinnovamento. E mentre nelle ovattate e comode poltrone della federazione si discute di appannaggi, fuori esiste un mondo reale e un popolo democratico che vorrebbe ascoltare da coloro a cui ha delegato la rappresentanza, la capacità di affrontare e risolvere i problemi di questa provincia: la sanità e la desertificazione dell’offerta di servizi e prestazioni; il lavoro che non c’è; le emergenze ambientali che stanno trasformando questo territorio in una cloaca a cielo aperto; il problema della legalità. E non ascoltando nessun segnale in merito, questo popolo si allontana, si distacca, fa fatica a credere a coloro che non fanno altro che perpetuare una spasmodica guerra per occupare posizioni e postazioni di rendita e privilegio. Ma così proprio non va.

Un esempio su tutti: la nuova composizione delle segreteria provinciale, di cui sinceramente non si capisce la logica di definizione. Se la segretaria provinciale, come tutti sanno, è frutto di un accordo e non di una legittimazione reale e che si alimenta di scontri e contrapposizioni, perché ostinarsi a continuare e non prenderne atto con una dimissione di massa? In fondo, ci sono i risultati del 25 maggio, se letti con onestà, a certificare che c’è qualcosa che non va. Continuare su una strada sbagliata, significa semplicemente imboccare il vicolo cieco dell’accanimento terapeutico e perdere il treno del cambiamento che spira forte e che dice chiaramente: non esistono uomini per tutte le stagioni. Con stima e amicizia

Antonio Di Nota – Un democratico “libero”

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