giovedì 15 marzo 2012

Tassa IMU, il Presidente Ater Enzo Di Stefano: “L’Ater rischia di vedere compromessa la propria azione”

“La conversione in legge del Dl del 6 dicembre 2011, più noto come Decreto Salva Italia, ha introdotto, nel riformare il sistema fiscale dedicato alla casa, la Tassa Municipale Propria (IMU). Contestualmente, tale imposta, che fino al 2014 avrà carattere sperimentale, è stata indirizzata anche nei confronti delle Ater e del loro patrimonio edilizio. A tal proposito, non posso non esprimere viva preoccupazione per i dannosi effetti che senza dubbio questo provvedimento genererà sull’azione che svolge l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale. Parliamo di un ente, infatti, che riveste un ruolo di insostituibile valenza sociale, a maggior ragione in un momento di crisi come quello che viviamo. Il nostro obiettivo è quello di dare sostegno alle fasce più deboli e indifese della società, basti pensare ai tanti alloggi che abbiamo assegnato agli anziani e ai portatori di handicap. Non va dimenticato, inoltre, che la grande maggioranza dei nostri assegnatari  vive in condizioni reddituali molto precarie, il che comporta il pagamento di un canone di locazione molto ridotto, che di media non raggiunge neanche i 50 euro. Se poi consideriamo che oltre il 30% degli assegnatari è collocato all’interno della fascia di protezione, arrivando a pagare un canone di soli 20 euro, allora abbiamo un’immagine più compiuta del panorama operativo dell’Ater, unicamente teso a garantire i diritti dei più svantaggiati. Per poter espletare le proprie funzioni, quindi, è necessario che l’Azienda mantenga saldo il proprio equilibrio dal punto di vista economico e finanziario, in modo da poter affrontare le tante spese di manutenzione ordinaria e straordinaria. Se davvero si vuole continuare a preservare il diritto alla casa per migliaia di persone bisognose, mantenendo intatta la nostra missione aziendale, è dunque necessario che ci venga riconosciuta la possibilità, attraverso appositi accordi con i Comuni, di non erogare l’Imu, oppure di stabilire quote più contenute e ragionevoli. Tengo a precisare che questa non è un’agevolazione, ma rappresenta l’unica strada che ci permetterebbe di proseguire nel nostro percorso di assistenza e sostegno agli indifesi, che da noi si aspettano giustamente di ricevere l’opportunità di condurre una vita dignitosa”.

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