Sanità: la cicogna vola in Ciociaria regalandoci il “Reparto-Casa”

«La Mastrobuono, proclama l’istituzione della “Casa Della Maternità” smentisce la stampa locale sulla chiusura del reparto di Ostetricia – Ginecologia, afferma contestualmente, che nei prossimi giorni si procederà ad una sospensione temporanea dell’attività della Unità Operativa di Ostetricia – ginecologia, per consentire una serie di lavori strutturali e restituire alla popolazione un reparto all’avanguardia, un punto-nascita profondamente innovativo, definito “Reparto – Casa”.

Un parto fisiologico, afferma ancora, in un contesto accogliente, “a casa”, che contribuisce alla riduzione della percezione del dolore, facilita la libertà di movimento, agevolando l’incontro con il neonato e l’allattamento, nel rispetto dell’appropriatezza e del buon uso delle risorse. Un “percorso nascita” con la presa in carico anche nelle prime fasi dell’allattamento, con il progetto “La Cicogna vola in Ciociaria”.

Dacché ne dica o pensa il Direttore Generale dott.ssa Mastrobuono, il parto in “casa” risale a 40/50 anni fa!!! Quindi nulla d’innovativo o all’avanguardia, come asserisce, ma regressione pura!!!.
Ed allora, Dott.ssa Mastrobuono, grazie per la “opportuna informazione” e seguendo il percorso della “opportuna Informazione” la UGL Sanità, la informa, che gli appellati ciociaretti, diversamente da quanto probabilmente si pensa, studiano alle Università – leggono – possiedono televisori che gli consentono di seguire l’andamento politico – economico – sociale, frequentano contesti diversi da quelli che la Regine Lazio decide per questa Provincia, quindi, in grado di capire cosa offre un “Reparto – Casa” cosa la “Casa della Salute e cosa l’hospice, capisce sulla propria pelle di non disporre di Ospedali dotati a garantire la salute in Emergenza Urgenza!!!.

Comprende anche, l’esperienza insegna, che le sospensioni “Temporanee” delle U.O. per lavori strutturali divengono per prassi definitive!!! Le elencate strutture sono di esempio: il fu ospedale di Veroli, il fu ospedale di Isola del Liri, il fu ospedale di Atina, il fu ospedale di Ceccano, il fu ospedale di Anagni, il fu ospedale di Pontecorvo, è ora la volta dell’ospedale di Alatri.

Non è certamente Provincial campanilismo!!!!, semplicemente costatazione, nella Provincia, non vi è ospedale dotato dei requisiti previsti per un DEA di I° livello, non vi è ospedale autonomo dotato di professionalità e risorse umane adeguate, non vi è reparto la cui sopravvivenza non si fondi sul lavoro straordinario o acquisto di prestazione. Dimentica la Regione Lazio, che economizzare sulle professionalità, sulle risorse umane, sulle apparecchiature strumentali – tecnologiche, mette a rischio la salute dei Cittadini, dei dipendenti esposti a responsabilità.

Che bloccare le assunzioni e spendere il triplo per l’acquisto di prestazioni, non è risparmiare, non è dare servizi di qualità. Dimentica ancora, la Regione Lazio che rispettare le norme sull’orario di lavoro, onorare le norme dalla medesima emendate è un obbligo. Dunque, Dott.ssa Mastrobuono, anziché, esaltare il Nulla dica al Presidente della Regione Lazio, che abolire le macrostrutture non significa chiudere gli ospedali, che le case della salute – l’Hospice il “Reparto – Casa” non sostituiscono l’attività dell’Emergenza –Urgenza, che non è morale privare il territorio del SSR in favore delle strutture sanitarie che a Roma fanno da corona».

Il segretario prov.le UGL
Rosa Roccatani

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