venerdì 29 giugno 2018

RODOLFO DAMIANI – IL DEBUTTO DI UNA GRANDE ARMA (di Rodolfo Damiani)

RODOLFO DAMIANI – La guerra aerea è stata uno dei fattori innovativi della prima guerra mondiale, ha costituito un nuovo fronte anche se non può essere ricondotto ad un luogo fisico definito. La guerra aerea come componente distinta del conflitto dipende dal fatto che questo periodo vide per la prima volta l’uso su vasta scala dell’aereo come strumento strategico e tattico. Per meglio svolgere i compiti intuitivi di un’arma libera dai confini emersero le specialità della ricognizione, della caccia e del bombardamento, per le quali furono costruiti nel tempo aeroplani specializzati.

Lo scoppio della prima guerra mondiale il 28 luglio 1914 seguì di pochi anni il primo volo con un aeroplano, effettuato il 17 dicembre 1903. L’impiego operativo dell’aereo come fattore di superiorità nei conflitti fu teorizzato dall’italiano Giulio Douhet, che in un suo scritto del 1909 sottolineò per la prima volta che il dominio dell’aria sarebbe stato più importante di quello delle rotte marittime. Come preconizzato da Dohuet, nel 1911 gli italiani in Libia utilizzarono per primi la nuova arma come mezzo di ricognizione e di offesa.

Lo scoppio della prima guerra mondiale fu senza dubbio un potente stimolo allo sviluppo militare del nuovo mezzo aereo, anche se inizialmente vi furono forti dubbi sulla sua utilità. Persino figure di grande rilievo nel conflitto, come Ferdinand Foch, affermarono a tal proposito che “l’aviazione è completamente inutile ai fini degli eserciti”
I primi tentativi furono legati all’utilizzazione dell’aereo come mezzo di ricognizione, essendo considerato un surrogato delle operazioni di esplorazione della cavalleria.

Maigrado lo scetticismo iniziale, la nuova arma si rivelò estremamente utile e flessibile nell’assicurare una rapida e tempestiva individuazione della disposizione delle trincee nell’ambito della guerra di posizione.
Una volta riconosciuta la sua utilità, l’aviazione militare conobbe un periodo di letterale esplosione in termini numerici e di miglioramenti tecnologici. Negli anni tra il 1913 ed il 1918 non meno di 136 tipi di aerei militari furono progettati, costruiti ed inviati nei teatri operativi]. Basti pensare che la sola Italia entrata in conflitto con un numero trascurabile di aerei , alla fine del conflitto poteva annoverare oltre seimila aeromobili tra cui i modernissimi caccia SVA e i Caproni C3 ,biplani , triplani , mono e plurimotore da bombardamento strategico.] Allo scoppio delle ostilità dato lo stato primitivo dell’industria aeronautica in Italia, furono acquistati numerosi aerei esteri, per lo più francesi. Tuttavia, allo stesso tempo fu dato forte impulso alla creazione di un apparato industriale che potesse garantire una consistente produzione di aeromobili nazionali. Da un punto di vista tattico, l’aviazione italiana aveva il problema di dover superare le Alpi per portare un attacco in territorio nemico. Allo stesso tempo, molte delle aree che ricadevano nel raggio di azione dei propri aerei erano territori che l’Italia sperava di acquistare in seguito al conflitto, e quindi aveva la assoluta necessità di bombardamenti selettivi . Il maggiore progresso ottenuto dall’aviazione italiana nel corso del primo conflitto mondiale, fu dovuto all’iniziativa di Giulio Douhet ed alla sua relazione con Gianni Caproni. Pur non avendo l’autorità per farlo, Douhet spinse quest’ultimo a costruire per l’aeronautica italiana dei bombardieri trimotori. Quando la cosa arrivò all’attenzione dei suoi superiori, Douhet si vide rimosso dalla propria funzione, e spedito a prestare servizio nel Regio Esercito. Successivamente, a causa di alcuni suoi scritti divenuti involontariamente pubblici, nell’ambito dei quali criticava la dottrina di guerra del gen. Cadorna, fu condannato ad un anno di fortezza. La storia ha fatto giustizia della miopia di Cadorna , a fronte della felice intuizione di Douhet. . L’impiego degli aerei in grandi formaazioni fino a cinquanta velivoli, numero mai eguagliato da altre aviazioni durante la Prima guerra mondiale, diede la dimostrazione pratica della validità delle teorie di Douhet, il quale venne riabilitato anche grazie alla stima del poeta e pilota Gabriele d’Annunzio. Quest’ultimo gettò le basi, come abbiamo detto, dell’arditismo aviatorio, effettuando una serie di rischiose missioni di ricognizione sull’Adriatico e i famosi raid sull’Austria, finalizzati al lancio di volantini in una vera e propria forma di guerra psicologica. L’impulso dato da Douhet all’aviazione italiana ebbe come risultato la trasformazione del primitivo apparato produttivo in uno di grandi dimensioni, che diede all’Italia i mezzi per i successi fra le due guerre..

Allo scoppio del conflitto, la Regia Marina aveva già intrapreso da alcuni anni la formazione di una propria aviazione con una scuola per piloti d’aereo a Venezia (1913). I piloti usciti da tale scuola fondarono la squadriglia “San Marco”, che venne assegnata alla Regia Marina ed equipaggiata con otto idrovolanti di diverso tipo.
L’impiego dell’aviazione militare sul Fronte italo-austriaco avvenne in corrispondenza con i punti di maggior frizione tra le forze di terra. Pur essendo un fronte minore, per il numero delle risorse impiegate, fu importante, per la storia dell’aviazione, per il pionieristico impiego degli aerei da bombardamento. In particolare, l’aviazione italiana fu impiegata sul fronte dell’Isonzo da Tolmino al mare dall’inizio del conflitto fino alla ritirata di Caporetto; sul fronte del Trentino a partire dalla primavera del 1916; e nel settore Monte Grappa-Piave durante l’ultimo anno di guerra]. Nei primi sei mesi di ostilità l’attività aerea si limitò a ricognizioni disarmate, anche per i limiti degli aeroplani del periodo, accentuati dall’elevata altitudine dell’area del fronte. Le prime esperienze di bombardamento aereo nel 1915 evidenziarono l’aggressività degli austriaci e una organizzazione carente per gli italiani. Dopo un periodo di sostanziale equilibrio, nel febbraio 1916, l’aviazione italiana subì l’improvvisa supremazia dei monoplani Fokker, che contrastarono efficacemente una missione di dieci bombardieri Caproni, in cui trovò la morte il Tenente Colonnello Alfredo Barbieri, comandante del Gruppo comando supremo abbattuto dal Fokker A.III , pilotato dall’Asso dell’aviazione tedesca Hauptmann Heinrich Kostrba (8 vittorie).
La morte di Barbieri ridusse le ambizioni di bombardamento strategico italiane, i Caproni furono impiegati a missioni poco oltre la linea del fronte e protetti dalla caccia. Per una ripresa della supremazia area italiana ci volle l’aprile del 1916, con la messa in linea dei nuovi caccia francesi Nieuport e le prime vittorie di Francesco Baracca.]

Benchè l’aviazione austro-ungarica non disponesse di bombardieri plurimotori, le missioni pianificate ebbero notevoli successi pioneristici, bombardarono Milano del 14 febbraio 1916, Il 9 agosto bombardarono Venezia, affondando un sommergibile inglese alla fonda nel porto, probabilmente il primo mezzo del genere affondato dall’aviazione, successivamente il bombardamento di Padova, che fu uno dei più gravi, per numero di civili uccisi, della prima guerra mondiale. Gli austriaci prima di noi avevano appreso e apprezzato la lezione di Douhet. I piloti italiani si distinsero per valore e spirito di sacrificio , rispondendo colpo su colpo alla offesa aerea austriaca , basti ricordare l’attacco a Pola con 80 bombardieri, fino ad ottenere la superiorità aerea. La riscossa italiana avvenne per i progressi delle macchine e per la perizia e l’eroismo dei giovani piloti che vogliamo :
FRANCESCO BARACCA MOVM 34 abbattimenti accertati. Ucciso in circostanze non chiarite il 19.06.18 mentre mitragliava le colonne tedesche avanzanti sul Montello
SILVIO SCARONI MOVM 26 abbattimenti a sua volta abbattuto il 12.07.18 mentre si opponeva alla caccia nemica , ferito , riprese servizio e divenne nel 1939 Gen. D.A.
PIER RUGGIERO PICCIO MOVM 24 abbattimenti nominato comandante della “Massa di Caccia” alla vigilia della battaglia del Solstizio il 31.10.18 , fu abbattuto e fatto prigioniero, ma fuggì e rientrò nelle nostre linee il giorno dell’armistizio.Fu il primo Capo di Stato Maggiore Dell’Aeronautica.

FLAVIO TORELLO BARACCHINI MOVM 21 abbattimenti . Pilota di grande abilità, soprannominato “D’Artagnan” si vide diminuire i suoi abbattimenti da 31 a 21 , per ragioni di carattere burocratico . Ferito all’addome dal fuoco della fanteria il 26.06.18 , trascorse un lungo periodo ricoverato, uscito dall’ospedale fu costretto a congedarsi per i postumi dell’intervento. Oltre alla MOVM ebbe due MAVM , il Collare dei Santi Maurizio e Lazzaro , la Legion d’onore e tre avanzamenti per meriti di guerra. I suoi abbattimenti sono conseguiti in soli sei mesi.
FULCO RUFFO DI CALABRIA MOVM 20 abbattimenti . Abbattuto a sua volta il 20.10.18 , con grande coraggio riuscì a rientrare nelle nostre linee etornare a combattere.

Seguono i piloti con oltre 10 abbattimenti
MARZIALE CERRUTI 17 ; FERRUCCIO RANZA 17 ; LUIGI OLIVARI 12 ; GIANNINO ANCILLOTTO 11 , che per abbatterlo penetrò in un dirigibile; ANTONIO REALI 11

Infine i piloti con almeno 5 abbattimenti
FLAMINIO AVET 8; ERNESTO CABRUNA 8 ; ALVARO LEONARDI 8 ; CARLO FRANCESCO LOMBARDI 8 ; GIANNI NICELLI 8 ; GASTONE NOVELLI 8 ; LEOPOLDO ELEUTERI 7 ; GUGLIELMO FORNAGIARI 7 ; MARIO FUCINI 7 ; ORAZIO PIEROZZI 7 pilota di idrocaccia Tenente di Vascello della Regia Marina ; COSIMO RENNELLA 7 ; ANTONIO RIVA 7 ; ALDO BOCCHESE 6 ; ANTONIO CHIRI 6 ; BARTOLOMEO COSTANTINI 6 , noto agli sportivi per aver vinto due Targa Florio e diretto i team Bugatti e Alfa Romeo : ATTILIO IMOLESI 6 ; CESARE MAGISTRINI 6 ; GUIDO NARDINI 6 ; LUIGI OLIVI 6 ; GIORGIO PESSI 6 ; MARIO STOPPANI ; ROMOLO TICCONI 6 ; MCHELE ALLASIA 5 ; ANTONIO AMANTEA 5 ; SEBASTIANO BEDENDO 5 ; ALESSANDRO BUZIO 5 , UMBERTO CALVELLO 5 ; GIULIO LEGA 5 ; FEDERIGO MARTINENGO 5 ; GUIDO MASIERO 5 ; AMEDEO MECOZZI 5 , il tecnico che studiò l’impiego tattico dell’areo in appoggio alle fanterie ; GIORGIO MICHETTI 5 ; ALESSANDRO RESCH 5 ; GIOVANNI SABELLI 5.

Dal seme gettato nel solco della guerra , irrorato dal sangue dei martiri , si è sviluppata vigorosa la tradizione dell’Aeronautica Italiana: CITIUS – ALTIUS – FORTIUS – AVIERI DI SEMPRE

FONTE SORA24: IL DEBUTTO DI UNA GRANDE ARMA (di Rodolfo Damiani)

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