Rapine a giovani donne ed anziani presi a bastonate: sgominata banda di ragazzini

Utilizzavano abitualmente bastoni ed in alcuni casi anche un piede di porco per colpire i malcapitati, e coltelli per intimorire

L’operazione portata a termine dagli uomini del Commissariato S. Paolo di Roma, diretto dal dott. Filiberto Mastrapasqua, scaturisce dal continuo monitoraggio effettuato dagli agenti nella loro zona. Dall’analisi dei reati registrati negli ultimi tempi, infatti, è emerso un preoccupante incremento dei reati predatori, soprattutto rapine. E’ iniziato pertanto un attento screening dei singoli casi, dal quale è emerso che molti degli episodi erano da attribuire a giovanissimi, descritti di età dai  14 ai 21 anni circa, le cui vittime erano molto spesso persone a bordo delle proprie autovetture in sosta o di passanti in transito in particolar modo sulla via Portuense, Magliana, Marconi nonché presso la stazione Muratella o alla fermata degli autobus dell’ATAC.

Oltre a ciò sono emersi anche numerosi danneggiamenti ad autovetture finalizzati ad asportare oggetti dall’interno dell’abitacolo, da attribuire con ogni probabilità allo stesso gruppo di giovani. Gli investigatori del Commissariato San Paolo, raccogliendo gli elementi emersi da ciascuno evento, hanno acquisito elementi tali da poter ritenere quindi con sufficiente certezza che i responsabili fossero tutti ragazzi. In effetti le vittime, nel descrivere l’accaduto, riferivano agli investigatori di criminali che si muovevano in gruppi di tre o quattro persone e che attuavano un modus operandi particolarmente violento, utilizzando abitualmente bastoni ed in alcuni casi anche un piede di porco per colpire i malcapitati, e coltelli per intimorire.

La velocità dell’azione e la situazione di sudditanza in cui venivano poste le vittime, spessissimo giovani donne o anziani, non consentivano una piena collaborazione poiché difficilmente riuscivano a notare particolari utili ai fini investigativi. E’ da sottolineare che la violenza messa in atto per perpetrare le rapine, molto spesso di  denaro o telefonini, è stata in alcuni casi così elevata da richiedere per le vittime l’intervento dei sanitari dei vari pronto soccorso, con prognosi anche di 20 o 30 giorni.

La svolta delle indagini è scaturita dal riconoscimento di un gruppo di ragazzi che avevano operato una serie di danneggiamenti ad autovetture in largo S. Silvia. A questo punto, attraverso un attento lavoro investigativo, interpellando ciascuna vittima dei reati, si è riusciti a dare un volto agli autori di tante rapine. Il lavoro degli investigatori non era comunque ancora finito, poiché a quei volti doveva essere associato un nome.

Un servizio effettuato però presso il Campo di Candoni ha consentito di riconoscere un ragazzo appartenente al gruppo di malviventi. Da lì si è riusciti a risalire a tutti i componenti. Dopo aver analizzato più di venti reati e rappresentato il quadro investigativo alle competenti Procure presso il Tribunale Ordinario e dei Minori, considerando che dalle risultanze investigative acquisite sono emersi gravi indizi di colpevolezza, che hanno evidenziato altresì una rilevante pericolosità sociale e un concreto pericolo di reiterazione nonché una seria probabilità di fuga, gli investigatori hanno richiesto le misure di custodia cautelare in carcere.

Il Giudice per le Indagini Preliminari, dopo aver valutato tutto il quadro rappresentato dalle competenti Procure, ha emesso per i cinque  maggiorenni delle misure di custodia in carcere, mentre per i cinque minori due misure di custodia presso un centro specializzato,  due misure di custodia a casa ed una misura prescrittiva presso il luogo di abituale dimora. Nella giornata di oggi, gli agenti del Commissariato hanno dato esecuzione alle misure restrittive. Durante le esecuzione delle misure, un minore, tra l’altro gravato da una ulteriore cattura, non è stato reperito.

Nel contempo sono state individuate altre due persone, un minore ed un maggiorenne, appartenenti al gruppo, le quali sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto. Le indagini hanno messo in luce che il gruppo di minorenni, o di appena maggiorenni, appartenenti a varie etnie, metteva a segno i colpi per avere la sufficiente disponibilità economica per vestire con abbigliamenti griffati ed alla moda. L’appartenenza al gruppo, inoltre, era vincolata alla commissione di atti di violenza, tant’è che spesso i minori, quasi a titolo di rito iniziatorio, erano quelli che dovevano attuare le violenze sulle vittime.

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