23 febbraio 2012 redazione@ciociaria24.net

Avezzano – Marco Josto Agus: Esistenza Immortale

Ricorre oggi l’ottavo anno dalla prematura scomparsa di Marco Josto Agus, valente pianista, poeta, appassionato studioso di Dostoevskij e profondo conoscitore di Van Gogh (suo è il saggio critico – letterario sulle “affinità artistico – religiose” tra questi due Artisti), autore di numerosissime opere pittoriche (oli, acquerelli, chine, sanguigne, incisioni in varie tecniche, acqueforti, pastelli a cera, matite grasse, disegni), scritti e critiche sull’Arte, poesie e saggi.

Marco era ed è un grande artista, perché la sua arte rimarrà per sempre ad allietare la nostra vita terrena. Vogliamo ricordarlo proponendo una breve galleria delle sue opere pittoriche ed invitando amici ed appassionati d’arte a visitare il suo blog.

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Teologia della bellezza ed Etica della vita nella poetica di Marco Josto Agus (23 febbraio 2004 – 23 febbraio 2012)

La poesia di Marco Josto Agus suona come un invito per chi entra nella sua Galleria in Via Bastione di Santa Caterina. A Cagliari, nelle strette vie di Castello, all’improvviso, dietro una piccola porta, i “Colori di Marco Josto Agus” brillano e si lasciano interpretare. In ogni quadro c’è la sua anima, solare come i girasoli, fiera come un autoritratto, naturale come un paesaggio, passionale come un nudo, forte come una torre, giovane e immortale come la sua voce. Nell’Iperione, il poeta Friedrich Holderin scriveva “solo la bellezza rivela l’infinito; e la prima figlia della bellezza è l’arte”.

Marco Josto, figlio dell’Arte prima ancora che dei suoi genitori possedeva una bellezza infinita e la esprimeva nella pittura, nella poesia, nella musica, nella vita di tutti i giorni. Sin da piccolo amava disegnare. Suonava il pianoforte, scattava fotografie catturando colori, luci e forme da ogni oggetto, anche il più disparato. Sentiva già dentro di sé il fuoco dell’arte. A sedici anni dipingeva come un grande artista, ma senza presunzione, la sua grandezza veniva fuori in modo naturale e tutti gliela riconoscevano. Per gli amici aveva un sorriso nascosto, che scava nell’animo fino ad esaltare la dignità della persona. Ritraeva uno spazzino che raccoglieva foglie nel viale, una contadina nei campi, il lavoro dell’uomo nell’aspetto etico. Fuori da uno schema iconografico, catturava l’anima e riusciva a fermarla.

Nato a Roma, si trasferisce con la famiglia ad Avezzano, città della madre. Dopo il liceo classico ritorna nella capitale e nel 2002 si diploma all’Accademia di Belle Arti con la tesi “Poetiche Incisioni” dove mette a confronto il percorso pittorico di Giorgio Morandi con quello poetico di Umberto Saba. Nell’Accademia romana si specializza in “incisione, acquatinta, acquaforte e puntasecca”, ed i pomeriggi frequenta il biennio della Scuola libera del nudo. Trascorre le estati a Cagliari, terra paterna, dove perfeziona l’uso delle tecniche a olio e acquerello nello studio del pittore Luigi De Giovanni, scelto come maestro non in quanto disegnatore, ma artista lontano da qualsiasi visione commerciale dell’arte.

Marco ama la Sardegna e qui crea immagini chiare, come “La sedia”, fatto a casa della nonna, “Il Belvedere”, dipinto ad Alghero. Molti acquerelli, soprattutto paesaggi, nascono sulla spiaggia di Cala Mosca, dove Marco Josto, dopo il bagno prendeva il suo quaderno e con l’acqua di mare liberava i colori. Marco ama nello stesso modo la città dove vive, Avezzano. Che è il luogo della sua giovinezza, della sua formazione e della sua crescita culturale. E’ ad Avezzano che coltiva le sue amicizie e vive i suoi amori. Marco la ritrae negli aspetti etici e nella spiritualità della “poetica del quotidiano. Vecchio a Piazza Torlonia, Lo Spazzino, Nebbia a Piazza Torlonia, Strada di Avezzano, sono i titoli di alcune sue opere. Nella sua città promuove nel ‘97, insieme ad altri giovani artisti, “Pittura, Musica e Poesia”, presentato poi al Castello Orsini. Ed Avezzano vedrà anche la sua prima “Personale”. Ma Marco allarga i confini. E trae linfa per esprimere il senso dell’identità e dell’appartenenza, dipingendo e disegnando Campi di Fucino, L’orto dei Farro, Paysage, Fucino, Profili di Monti, Il Velino. E’ la Marsica tutta, ad essere eletta sua terra d’adozione. E qui dedicherà anche un anno della sua giovane esistenza nel campo del volontariato, a favore delle persone disabili.

Sono centinaia i dipinti, i disegni e le incisioni realizzati da Marco. Nessuno di essi è in vendita. Limoni, Campo di grano, Primavera, Girasoli, Grande natura morta, Paesaggio, Immagine. Tantissime opere, insomma. Nei nudi, i pastelli a cera riscaldano corpi adagiati su sfondi decisi; il rosso, il verde, il blu delineano linee umane e rivelano visi mancanti. “Ponte di Ripetta” è un olio su tela sul quale scivola malinconico il ricordo di quel giorno in cui Marco Josto proprio su un ponte perse i colori della vita. A tenerli vivi ora sono il padre e la sorella, che da quel nefasto 23 febbraio 2004, li propongono per far conoscere a tutti un Artista e non un figlio o un fratello da beatificare. Marco amava Dostoevskij e come lui pensava che “la bellezza potrà salvare il mondo”. Una bellezza che, cercandola, si può trovare dovunque. E Marco quella bellezza la possedeva. Una “bellezza interiore” che manifestava attraverso il gesto, la generosità, l’altruismo…”. Marco è anche Poeta, numerosi sono i suoi Versi. E’ autore di brevi Saggi che spaziano da Viani a Kubrik, da Saba a Morandi, dall’Impressionismo a Dostoevskij. Nelle sue “Lettere a Van Gogh”, indirizza al pittore tanto amato erudite critiche d’arte. Suo il Manifesto pittorico “Colorismo” ed il “Manifesto a favore della teoria dei colori complementari”. Nel palmares di Marco numerosi riconoscimenti. Postumi purtroppo. Primo alla settima edizione del premio internazionale d’arte “San Crispino”, ha ricevuto la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica. Ha rappresentato l’Italia alla terza edizione d’arte internazionale nei Musei e nelle Galleria della Repubblica Slovacca, a Bratislava. Eboli custodisce una sua opera nella Sala Consiliare. A Torino, Cagliari e Arzachena, reading poetici dedicati.
Numerose le iniziative per ricordarlo. A Cagliari le sue retrospettive hanno incantato Piazza del Carmine, l’Antico Caffè dal 1855, Galleria permanente “Colori”, Galleria “Vivarte”, la Cittadella dei Musei, e “Quadri e Libri” in Piazza Repubblica Libri. Il “Premio Marco Josto Agus” istituito ad Eboli ogni anno premia giovani artisti. A Roma-Palazzo Barberini, Pontedera, Amalfi, Quartu Sant’Elena, Sinnai, Ravello, Ferrandina, Amalfi, Porto Sant’Elpidio, Torino, Sorrento, Cappadocia, Sassari, Castelnuovo della Daunia, tanti visitatori si sono soffermati a guardare i suoi lavori. In Sardegna, il “Premio per la Poesia” porta il suo nome. Sul web ha riscosso successo il Premio internazionale “Colorismo” a lui dedicato. L’Unione Sarda, GodotNews, Il Settimanale del TG3, Il punto d’Incontro, Il Tempo, Lacànas ed Il Saggio in campo nazionale e da Dublino (Irlanda) Terza Pagina World e Radio Soberania (Argentina) gli dedicheranno ampi servizi. Il Giornale di Sardegna lo definirà “il Van Gogh di Sardegna”. “Buongiorno, giorno!”, libro-saggio di Luciana Orsatti, pubblicato nel dicembre scorso a Pescara, riporta in copertina e nelle pagine interne, numerose opere di Marco. Segnalibri e riproduzioni a stampa venduti in beneficenza a favore di Telethon, di “Bridges not Walls” e dei “Bambini del Chaco”.
Così fiorisce il “Giardino della Memoria” a lui dedicato. Affinché la sua Arte sia eredità per tutti.

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