venerdì 23 ottobre 2015

“Mai la Ciociaria con la Campania”. Ma perché? Ve lo spiega il nostro professore

Il progetto di Legge governativo sulla fine delle province prevede una contrazione del numero delle regioni da venti a dodici, allora si pone la questione degli ‘accorpamenti’ cioè delle concentrazioni. Qualcosa si sente in giro. Pare che già abbia avuto luogo una riunione di sindaci. L’ipotesi governativa contempla che LT e FR confluiscano nella cosiddetta grande regione Tirrenica: cioè con la Campania. E, curiosamente a dir poco, si afferrano i primi commenti, netti e rumorosi: mai andare con la Campania!

Se accorpamento deve esserci dicono, e in molti, che sia con l’Abruzzo: gli Appennini che ci separano sono poca cosa, essi dicono: per superarli e valicarli faremo tre o quattro superstrade con bei viadotti panoramici come quello che la Provincia ha progettato anni addietro (otto milioni di Euro per la sola progettazione! dicono) per sventrare e distruggere la Valle di Comino e unirla a Isernia, naturalmente per accrescere il pubblico benessere. Al contrario che una parte consistente delle attuali province di FR e di LT abbiano fatto parte per secoli del Regno di Napoli, nonché secolari relazioni politiche abbiano segnato Roma e Napoli, non contano. Giustamente cemento e asfalto danno il tono.

Tra le voci che si sono alzate a proposito delle alternative al progetto governativo, significativa e seria a mio avviso è quella di Maurizio Stirpe, industriale, reggitore della società sportiva FR calcio e presidente Unindustria del Lazio: gli elementi culturali ed economici della terra ciociara, dichiara, sono presupposti inderogabili e irrinunciabili di ogni proposta, si deve tener presente che solo in cielo è scritto che debba esistere una cosiddetta Roma metropolitana avulsa dagli ordinamenti, si deve tenere a mente che le province dell’attuale Lazio specie quelle rappresentate da FR e da LT e da RM sono state per quindici secoli strettamente connnesse con Roma medesima fino a costituire in certe epoche una sola entità: e continua: prescindere e addirittura ignorare la Storia e le vicende che contrassegnano il territorio a Sud di Roma, cioè la Ciociaria, è pregiudizievole.

Solitari, ci occupiamo della fine delle province già da almeno due anni nell’intendimento di richiamare alle contingenze storiche, tra le quali la unità e unitarietà, che da sempre hanno caratterizzato tale immensa regione ai piedi di Roma fino al Garigliano, dagli inizi della storia: che tale territorio è stato il primo su cui si è innestata la Storia di Roma; che tale territorio è stato tributario della Città Eterna di uomini di comando, di approvviggionamenti, di soldati, incessantemente tanto che per qualche secolo ha perfino preso il posto di Roma; che da qui sono usciti non solo pane e soldati per Roma, altresì papi e gerarchie ecclesiastiche; che tale regione è stata la vera e propria sacrestia di Roma per quindici secoli: cioè il suo fondamento! Voglio dire che nessuna ipotesi aggregativa è da prendere in seria attendibile considerazione se non si conoscono siffatti presupposti storici alla base. Oltre a quanto più sopra, altri due fatti diventano imprescindibili:

  1. il rapporto di questa regione a Sud di Roma che identifichiamo per facilità come ‘Ciociaria’ è stato unico nella storia d’Italia perché unica e irripetibile è stata Roma: le rispettive vicende storiche si intersecano e si aggrovigliano perfino. Per ripetere le parole apparse in un quotidiano ancora in questi giorni ”la Ciociaria tutta è una provincia mentale di Roma” cioè Roma e Ciociaria sono state consustanziali: in effetti essa è stata l’ombra di Roma! Se si ignorano tali fatti e realtà secolari, si costruiscono le cattedrali nel deserto cioè si distrugge e dilapida e si crea il vuoto; nel giornale summenzionato si scrive anche che un quarto di Roma è ciociaro: io preciserei: molto di più di un quarto;
  2. la regione nata e connotata come Lazio, in epoca di Augusto Imperatore trasformata in ‘Campania’ estesa fino a Napoli, successivamente dal 1500-1600 come Campagna di Roma, poi ancora con altre appellazioni, con inizio dal fiume Garigliano prima, dal fiume Liri successivamente, è in assoluto di gran lunga la prima nata regione d’Italia. In aggiunta, come tale regione è ‘la madre di Roma’ per ripetere quanto qualcuno ha osservato, così l’Italia è nata da questi luoghi sacri a Sud del Tevere-Aniene! Conseguenza ne è che tutto tale contesto geografico e storico cioè l’attuale Lazio e le sue cinque province compresa Roma, sono un mondo a sé, una entità a parte e come tale va affrontato. Ma in maniera determinante e assoluta lo è la regione a Sud di Roma, cioè il Latium storico che non andava oltre il Nord del Tevere e dell’Aniene, cioè la Ciociaria! In conclusione questa regione che identifichiamo come Ciociaria, vale a dire LT e FR, vale a dire l’antico territorio di venticinque secoli or sono degli Ernici, dei Volsci, degli Equi, dei Sanniti, nella storia d’Italia e non solo d’Italia rappresenta un unicum a parte, la entità genitrice, il solo storicizzato. Perciò Roma e questo territorio sono indivisibili, sono una unità indissolubile e come tale da salvaguardare: intoccabile, intangibile: il territorio ‘metropolitano’ è questo, la ‘Roma metropolitana’ è questa: Roma e la Ciociaria in modo assoluto: solo la ignoranza disconosce tale realtà: perciò travolgere e stravolgere la storia è abortire, creare mostri.

Il punto è uno solo: saranno i sindaci all’altezza di assimilare prima e di portare avanti poi e sostenere, tali peculiarità e requisiti così unici ed eccezionali nell’ambito della Storia nazionale? Io credo di sì. Dubito al contrario che gli uomini cosiddetti politici ora sulla scena possano risparmiarci il degrado e l’anomalia.

Michele Santulli