domenica 11 marzo 2012

L’Ater richiede finanziamenti per l’ex teatro di Via Fabi a Frosinone.Il Presidente Di Stefano: “Lo trasformeremo in un incubatore culturale”

“Una delle principali prerogative dell’Ater è, senza dubbio, quella di lavorare affinché i cittadini possano contare su un contesto ambientale di riferimento che punti all’incontro sociale e culturale, combattendo efficacemente l’isolamento ed il degrado che troppo spesso si impadronisce del nostro territorio”. Con queste parole, Enzo Di Stefano, Presidente dell’ Ater di Frosinone, presenta il programma di ristrutturazione e riqualificazione dell’ex teatro di via Armando Fabi di Frosinone. “Nell’ottica di quanto appena descritto, dunque, lo stabile ex sede del teatro di via Armando Fabi potrebbe rappresentare, se adeguatamente riqualificato, un punto di grande aggregazione culturale e sociale per tutta la Città di Frosinone. In questo caso, lo strumento normativo che l’Ater intende utilizzare proviene direttamente dalla Regione Lazio, che a più riprese si è dimostrata molto sensibile a temi come questo. La legge regionale n. 12 del 13 agosto 2011, che presenta una serie di disposizioni collegate alla legge di assestamento di bilancio, comprende al suo interno alcune norme inerenti il programma straordinario dei lavori pubblici per lo sviluppo locale. Grazie a questo programma, dunque, sarà possibile accedere ai fondi necessari per realizzare nell’immobile un nuovo incubatore culturale, entro il quale organizzare ed offrire alla collettività servizi improntati all’aggregazione e all’inclusione sociale. L’azienda, a tal proposito, ha già provveduto ad inoltrare agli uffici regionali una domanda di finanziamento per un ammontare totale di 1 milione di euro, che andrà interamente impiegato nei lavori di ristrutturazione e riqualificazione dello stabile. Credo fermamente che interventi come questo, miranti allo sviluppo di momenti di incontro e confronto, rappresentino il miglior modo possibile di favorire un armoniosa crescita del nostro variegato tessuto sociale, che troppo spesso risulta di fatto abbandonato a se stesso. Il mio auspicio – conclude Enzo Di Stefano – è che i tempi burocratici delle pratiche possano restringersi il più possibile, in modo da poter dotare il territorio di questo fondamentale strumento di crescita”. 

 

 

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