La tragedia di Anagni, i 27 anni di Cristian e un’agghiacciante sensazione. Ci scrive Luca

Riceviamo e pubblichiamo la seguente riflessione di un lettore (Luca S.) sui recenti incidenti stradali con vittime avvenuti nella nostra provincia.

«Ancora sangue sulle nostre strade, ancora una giovane vita spezzata, ancora lacrime ed incredulità. Come se non bastasse, si percepisce in giro una sensazione di agghiacciante normalità, per non chiamarla abitudine alla tragedia della strada. Del resto gli incidenti stradali con vittime sono diventati così tanti, nella nostra provincia come altrove, che oramai non ci facciamo neanche più caso. La cosa genera in noi grande tormento, non si può continuare così.

Per ricordare che significa vivere una tragedia del genere, dovremmo entrare nel cuore silenziosamente e perennemente sanguinante di un genitore che ha perso un figlio, una figlia o addirittura più figli sull’asfalto, per capire cosa si prova ma soprattutto per far tesoro di tutte quelle sofferenze che ti cambiano per sempre, ti devastano la vita, a volte rendendola impossibile.

Cristian aveva solo 27 anni, uno sguardo pieno di vita ed il tipico sorriso di quella splendida età. Se n’è andato a pochi metri da casa, ieri sera, dopo uno schianto con la sua automobile alla periferia di Anagni. “A nulla, purtroppo, sono serviti i soccorsi dei sanitari del 118 accorsi sul posto poco dopo l’impatto”. Quante volte abbiamo letto questa frase? Troppe.

Ci sarà un funerale, ci saranno amici in lacrime, pensieri, striscioni, post su Facebook. Ma dal giorno dopo tutto tornerà come prima, questa è la vera tragedia. Già, ma che armi abbiamo noi contro disgrazie così imprevedibili? Una sola, la memoria. Evitiamo di dimenticare, anche quando passano gli anni. Condividiamo almeno nei pensieri il dolore di tantissime famiglie la cui vita è cambiata per sempre alla vista di un giovane figlio disteso in una bara».

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