mercoledì 7 ottobre 2015

“La congiura della cicogna” (di Alessio Porcu)

La congiura della cicogna inizia a prendere forma cinque anni fa. Viene elaborata in un ufficio della Regione Lazio: una delle stanze in cui ci si occupa di Sanità. Non è nel piano in cui si fanno le scelte politiche: è dove stanno gli uomini con la calcolatrice che elaborano le strategie per raggiungere gli obiettivi. Tutto avviene in un periodo molto particolare: la Sanità del Lazio non è più un mano alla politica, è affidata ad un commissario che deve compiere due missioni impossibili. La prima: mettere le briglie ad una spesa fuori controllo; la seconda: coprire la voragine miliardaria scavata per anni nei conti della sanità laziale dai governi di ogni colore. Piero Marrazzo è uscito di scena da qualche mese, tra poco si vota, chiunque vincerà dovrà fare i conti con la ghigliottina affilata dal governo: bisognerà tagliare.

La situazione più ‘folle’ in termine di numeri è a Frosinone. Ci abita solo mezzo milione di abitanti ma ci sono quasi dieci ospedali, fotocopia l’uno dell’altro.

Le elezioni le vince Renata Polverini, il governo presenta il conto a lei. Ma se avesse vinto un altro sarebbe stato lo stesso. Il messaggio è chiaro: ‘Stop ad una buona fetta di soldi statali fino a quando non riportate sotto controllo la spesa sanitaria. Aumentate le tasse, fate come vi pare‘.

In quella stanza già si erano portati avanti con il lavoro ma non immaginavano di dover mettere a punto un piano di guerra così grosso. Si rimettono all’opera e ci lavorano giorno e notte.

Esce qualche anticipazione sui giornali. La governatrice si arabbia, giura che è tutto falso e minaccia querela (chi scrive è onorato di essere stato in quell’elenco). Il capogruppo del PdL in Regione Franco Fiorito ed il presidente del Consiglio Regionale Mario Abbruzzese si precipitano nel suo studio: la leggenda narra che l’ex sindaco di Anagni sia entrato senza bussare e gridando. Sta di fatto che espongono la situazione: “Non puoi chiudere l’ospedale di Anagni che è la città del capogruppo della principale forza politica del tuo governo, non puoi chiudere nemmeno quello di Pontecorvo che è una città strategica per il tuo presidente d’aula“. E lei dice: ‘Avete ragione‘. Se ne vanno rassicurati, Fiorito fa anche una dichiarazione notturna ai giornali.

L’indomani esce il piano. E’ ancora peggio delle anticipazioni per cui Renata aveva minacciato di prendere la carta bollata. E manco a dirlo, Anagni e Pontecorvo vengono chiusi, insieme ad Arpino, Ferentino, Ceccano, Ceprano, il centro geriatrico di Aquino.

Il resto è storia recente. Cade il governo Polverini, al suo posto sale Nicola Zingaretti. Ma la Sanità è sempre commissariata: niente assunzioni, niente soldi fino a quando non si rientra dal debito.

A Nicola Zingaretti riesce il miracolo dove altri avevano fallito. Riapre le strutture, potenzia i servizi e taglia la spesa. In che modo? Disegna un diverso modello di Sanità: basta con lo spreco degli ospedali doppione, a Roma ci sono i grandi centri universitari di eccellenza e nella provincia ci deve essere tutto il necessario, ogni struttura deve avere la sua specializzazione. Inventa le Case della Salute che tolgono agli ospedali quello che è routine, lasciandogli più spazi per l’urgenza e l’emergenza. Centralizza gli acquisti, attiva le procedure anti corruzione. Seleziona in maniera rigorosa i manager ai quali affidare la Sanità.

Ma c’è sempre la grana dei conti da imbrigliare e ripianare. A quello ci pensa la seconda fase del piano, quello che ha iniziato a prendere corpo cinque anni fa ed è assemblato con la calcolatrice, senza colore politico ma solo sulla base dei parametri. Quello nel quale è inserita la Congiura della Cicogna: la strategia che condanna la parte per cui andava famoso l’ospedale San Benedetto di Alatri.

I parametri scientifici adottati dai tecnici a quel tempo (e validi ancora oggi) dicono che è un’assurdità avere due ospedali collocati alla distanza che c’è tra Frosinone e Alatri. Vanno considerati come uno solo: ciascuno con il suo ruolo e la sua dignità, in uno l’urgenza e l’emergenza, nell’altro le specialistiche altrettanto importanti ma di genere diverso. L’organico va considerato e suddiviso come se le due strutture fossero un unicum. Per Ostetricia non c’è scampo. Ma come si fa a sopprimerla? Con la Congiura.

La Congiura della Cicogna prevede tutto e va avanti in modo automatico: se vuoi stare nei parametri non hai via di scampo. Il reparto di Ostetricia di Alatri è di troppo in questo disegno. Bisogna farlo chiudere ma senza dirlo, deve sembrare un obbligo: come il delitto perfetto deve sembrare un incidente. Innanzitutto si punta sui medici: chiunque abbia un figlio sa che la donna va a partorire dove sta il ginecologo che l’ha seguita per tutta la gravidanza. Sposti quello ed è fatta. Prima che tutto abbia inizio ad Alatri ci sono circa 950 parti all’anno e se ne occupa il primario Francesco Tomaselli con la sua equipe. Nel 2013, prima ancora dell’arrivo di Nicola Zingaretti e di Isabella Mastrobuono siamo già scesi a 576 (meno della metà spontanei e la maggior parte cesarei con una media del tutto sproporzionata, soprattutto se paragonata a quanto accade Frosinone dove i parti sono 1176 ma i cesarei sono sono 429 con un’incidenza che è la metà di Alatri). Cosa è accaduto? Il primario è stato spostato, un ginecologo è andato al Pertini di Roma, due vanno in pensione. Quando si insedia la nuova gestione in Regione il declino è già iniziato e non c’è motivo per fermarlo: 438 parti al San Benedetto di Alatri, contro i 638 del Santa Scolastica di Cassino, i 942 del SS Trinità di Sora ed i 1065 dello Spaziani di Frosinone. La donne incinte hanno seguito nel capoluogo i loro medici.

A quel punto, per decretare la morte del reparto è sufficiente fare nulla. Basta non adeguare l’organico agli standard assistenziali, non sostituire le persone che se ne vanno in pensione. E poi c’è il colpo di finale. Anche Frosinone entra in crisi. Serve un’ostetrica per alcuni giorni? Si prende da Alatri perché allo Spaziani ci sono più pazienti. E al San Benedetto? Si chiude il reparto qualche giorno. Serve il medico a Frosinone? Stessa giostra. Serve l’infermiera? Sai dove prenderla. E ogni volta chiudi il reparto per qualche giorno e chi deve partorire va a Frosinone. I medici superstiti al San Benedetto fanno di tutto per farlo restare in funzione: uno di loro rimane in servizio tre giorni di fila. E poi collassa.

Intanto però la congiura della cicogna ha raggiunto il suo scopo: Alatri è sotto il minimo europeo per restare aperto e soprattutto fa un numero ingiustificato di cesarei. Quindi si chiude ed il suo personale viene spostato a Frosinone. Per chi ci tiene a mettere al mondo un figlio sul suolo di Alatri c’è la Casa della Maternità: se non hai complicazioni ti presenti lì, parte la telefonata per Frosinone, arriva dallo Spaziani un’ostetrica reperibile che ti aiuta a partorire e se ci scappa l’imprevisto viene allertato il medico. Sempre da Frosinone.

In questo modo apri il reparto, fai partorire, chiudi il reparto. Tutto a costo zero. Anzi, con un bel guadagno: perché per aprire la Casa della Maternità i finanziamenti sono arrivati e sono stati versati nel calderone dell’Azienda Sanitaria.

E la Congiura della Cicogna aveva previsto anche questo.

Alessio Porcu – www.alessioporcu.it

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