sabato 23 agosto 2014

La Ciociaria, oggi

E’ una grande possibilità che si presenta a questa terra con la scomparsa di quelle istituzioni parassitarie e letali che sono state sostanzialmente le Province e tra queste quella di FR, cuccagna per gli addetti e rovina per l’ambiente e il territorio e la collettività. Ora infatti, a parte il vantaggio ricavato dalla fine di tali informi carrozzoni, ci si trova di fronte alla opportunità della ricompattazione e riaggregazione di quel territorio che un’ottantina di anni fa fu frantumato tra: RM LT e FR. In realtà, è vero, si è persa la memoria di quale fosse la situazione geografica e storica prima dello sgretolamento di cui sopra: era un solo territorio immenso che si distendeva a Sud dei Castelli Romani delimitato dagli Appennini a Est e dal M.Tirreno a Ovest e a Sud dal Garigliano-Minturno prima e dal Liri-Pico-Itri dopo.

Tale regione si chiamava inizialmente Lazio (quindi a quell’epoca solo a Sud di Roma) e poi dal 1500 circa Campagna di Roma, possedimento dello Stato della Chiesa. A partire dalla fine del 1700 cominciò a circolare una nuova denominazione, in verità solo folklorica, che contrassegnava gran parte di questa regione dove si indossava il medesimo abito e si portavano le medesime calzature: Ciociaria, compresa tra gli Appennini e l’Appia Antica e al Sud fino al fiume Garigliano. La Ciociaria è un territorio folklorico, quasi ideale, qualcuno ha detto: spirituale e non dunque amministrativo o geografico o politico: abbracciava due Stati: il Regno di Napoli (cioè Alta Terra di Lavoro) e Stato della Chiesa (Campagna di Roma).

Le città di mare Formia/Gaeta sono state sempre integrate e strettamente legate al capoluogo Napoli, perciò intatte dal processo folklorico di cui sopra e i Monti Aurunci, Ausoni, Lepini erano intesi quale barriera naturale e non un confine. Per secoli questa regione a Sud di Roma è stata ben distinta e individuata nella sua fisionomia e nella sua unitarietà, sin dall’epoca dunque dei Volsci: per almeno venticinque secoli un medesimo destino e una medesima terra. E la sua suddivisione tra Regno di Napoli (Alta Terra di Lavoro) e Stato della Chiesa (Campagna di Roma) non interruppe tale identità poiché nella realtà, il detto territorio napoletano racchiuso tra il Garigliano e il Liri, è verso il suo Nord che di norma guardava e tendeva cioè lo Stato della Chiesa. La emigrazione, iniziata alla fine del 1700, durata almeno un secolo soprattutto dalla Valcomino e anche dal Cassinate verso le località della Campagna di Roma (Terracina, Paludi Pontine, Sonnino, Sezze, Anzio/Nettuno, Velletri, ecc.) e a Roma medesima, ebbe come conseguenza non solo una mescolanza e fusione e successiva integrazione ma soprattutto la consapevolezza della comunione delle radici.

ciociaria-oggi

Con la ripartizione amministrativa mussoliniana, corretta per quanto attiene la piena consapevolezza della identità sociale e folklorica dell’Alta Terra di Lavoro col suo Nord, micidiale per quanto riguarda invece il suo spezzettamento tra tre province, ha avuto come risultato che gradualmente, nell’arco dei trascorsi ottanta anni, la memoria della comune identità è stata colpevolmente e pure volutamente a poco a poco cancellata, onde limitarsi e concentrarsi solamente sulla cura del proprio nuovo orticello, soprattutto dalla parte di FR e di LT. Cosicché è avvenuto che Frosinone, essendo il territorio più esteso, senza proporselo si è assegnato e avocato il titolo: Ciociaria, con la tacita approvazione e complicità delle due altre province che ben hanno accettato la liberazione da questo titolo che molto onorifico non era veramente, da sempre, tanto che ancora subito dopo il 1870 allorchè si procedette alla riorganizzazione della Italia unita, venne fuori che questa “nobile regione a Sud di Roma chiamata Ciociaria era stata ingiustamente trascurata e ignorata” e, noi aggiungiamo, vilipesa e bistrattata, negli anni passati e in quelli a venire.

Ora è il momento storico della riunificazione: gli ottanta anni di isolamento dalla ripartizione amministrativa mussoliniana non hanno fondamentalmente potuto cancellare la comunanza e unitarietà sostanziali e storiche: basti pensare, ma questo è solo un dettaglio, che la onomastica riscontrabile nella maggior parte dei paesi della Ciociaria latina connota ed evidenzia palesamente in molta parte la sua radice e origine comuni con l’altra Ciociaria: una realtà dunque che ancor più di quella storica, esige e perfino impone la riconquista della perduta unità. Gli uomini politici e le istituzioni talmente avviluppati nella gestione del proprio particolare, non sono in grado, a mio avviso, di comprendere e afferrare il significato dell’attuale momento storico: tale facoltà e potere lo hanno i sindaci, la cui figura nell’attuale memorabile contingenza vede il proprio ruolo grandemente cresciuto di prestigio e di responsabilità: e le aspettative da parte della collettività e da parte della Storia sono parecchio sentite.

Michele Santulli

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