28 settembre 2015 redazione@ciociaria24.net

La Ciociaria imperfetta: dove gli industriali devono sostituire l’assenza della politica

Non alimentano più con pacchi di milioni contanti le industrie, non sistemano più i figli degli elettori né nelle fabbriche né nelle aziende di Stato; inutile chiamarli per chiedere lo spostamento di un infermiere o di un portantino: ormai non possono più parlare nemmeno con i manager delle Asl. I politici del XXI secolo non possono fare più quasi niente di quello che invece era la normalità appena un paio di generazioni prima: non finanziano, non assumono, non raccomandano. Non lo fanno perché non possono: i soldi a palate per gli stabilimenti sono finiti, l’Europa ora li assegna ai nuovi Paesi e quando toccava a noi troppo spesso li abbiamo dissipati. O, peggio, lasciati dov’erano perché non sapevamo come prenderli. Normale in un Paese che a Strasburgo e Bruxelles ha infilato decine di barbieri, autisti ed uscieri ma ben pochi funzionari. E allora perché qualcuno dovrebbe assumergli un raccomandato? Nella Sanità, le recenti Spendig Review hanno falciato circa 4mila posti: non possiamo dire che fossero tutti indispensabili. Ed i governatori regionali, ormai da oltre 10 anni, a guidare le Asl mettono manager che rispondano solo a loro e non ai politici locali, possibilmente li scelgono che parlino lingue diverse dal ciociaro: napoletano o romano vanno benissimo.

La crisi di consenso della politica sta anche e soprattutto qui. Nella sua assoluta impossibilità nel dare risposte. Il colpo di grazia arriva quando si scopre che la politica è anche incapace di pianificare, programmare, guardare oltre: lo stabilimento Fiat Chrysler di Cassino si è salvato soltanto perché è ad un tiro di schioppo da quello di Pomigliano e per le strategie Alfa occorre un bi-plant così ravvicinato. Non si è salvato perché negli anni qualcuno ha pensato di costruire strade, raccordi, autostrade informatiche a base di fibra ottica, che rendessero quella struttura un gioiello nella tecnologia. In altre parti d’Italia siamo già al 3.0 e si parla di 4.0 mentre qui ci sono zone ancora senza Internet.

In un quadro del genere, assumono ancora maggiore peso specifico allora quegli uomini che costruiscono, fabbricano, intessono relazioni, pianificano il futuro. I nuovi potenti che hanno preso il posto dei politici sono i grandi industriali ed i manager. Perché loro non li elegge nessuno: li tiene in alto il mercato, se fai bene resti in alto se sbagli le scelte strategiche paghi sulla tua pelle e con il tuo portafogli.

Non cercano i riflettori, i giornali gli danno quasi fastidio e quando ci appaiono non si sentono a loro agio. Chi sono e cosa stanno facendo i nuovi potenti? Come i politici sono spesso in contrapposizione tra loro. Ma a differenza dei politici non combattono per il potere bensì per far prevalere una visione strategica differente sul futuro e sul modo per conquistarlo.

Per esempio alla Camera di Commercio di Roma, dove l’estate scorsa c’è stato il derby ciociaro a scompaginare i piani e ad infiammare il dibattito. Da una parte Maurizio Stirpe, presidente di Unindustria del Lazio, numero uno del gruppo Prima e patron del Frosinone Calcio. Dall’altra il plenipotenziario della Coldiretti regionale Aldo Mattia, sempre più lanciato verso la direzione nazionale, che qualcuno in privato definisce l’Imperatore in virtù dei suoi incarichi nella Borsa Merci di Roma e nel principale istituto finanziario che alimenta le attività Coldiretti. Si sono trovati su posizioni contrapposte quando è stato il momento di scegliere il nuovo presidente della potentissima Camera di Commercio di Roma. Il primo round se lo è aggiudicato la cordata di Mattia, ma pende un ricorso al Tar.

Contrapposizione evidente invece quella tra il presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli e il numero uno della Federlazio Alessandro Casinelli. All’Asi e al Cosilam Pigliacelli ha azzerato la presenza della Federlazio nel consiglio di amministrazione e ha scelto un asse di ferro con Francesco De Angelis e Davide Papa, presidente di Confindustria Frosinone. Alessandro Casinelli vuole il riscatto, cominciando magari dalle elezioni di Sora. Il presidente della Federlazio ha rapporti importanti con il senatore Francesco Scalia (Pd) e con il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani (FI). Nella questione della Asl ha difeso l’operato del manager Isabella Mastrobuono, rallegrandosi per il fatto che la stessa sia stata sostanzialmente promossa da Nicola Zingaretti. Mauro Buschini non ha apprezzato, ma Casinelli ha fatto spallucce.

Ancora più in profondità stanno lavorando il presidente di Unindustria Davide Papa e i banchieri Vincenzo e Donato Formisano, pronti a recitare il ruolo decisivo decisivo nelle tante partite sul territorio.

Resta su tutto un interrogativo. Ma siamo sicuri che il sistema funzioni bene? O sarebbe più equilibrato un modello nel quale gli imprenditori fanno sviluppo, senza dover surrogare i politici, e nel mentre la politica fa le scelte strategiche per l’intero territorio? La risposta è – purtroppo – un altro interrogativo: quale politica? E con quali politici?

Alessio Porcu – www.alessioporcu.it

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