Indagato l’imprenditore del petrolio Roberto Turriziani per una millionaria evasione fiscale

L’inchiesta sui presunti fondi neri Eni arriva anche a Frosinone. Nel registro degli indagati, per associazione a delinquere e violazione del Testo unico sulle accise, è presente l’imprenditore Roberto Turriziani e tre top manager del colosso energetico italiano. Secondo la Procura di Roma, dai depositi di carburante di Gaeta, Livorno e Napoli, uscivano, a bordo delle autocisterne Turriziani, quantitativi di benzina, gasolio o gpl maggiori rispetto a quelli dichiarati.

Così facendo venivano eluse le accise, l’imposta sugli idrocarburi. I distributori ed i clienti finali, però, pagavano il carburante a prezzo pieno, compresa la tassa non pagata. Così facendo era possibile, come riportato dalla testata telematica Frosinone Web, accumulate ingenti somme di denaro, da reimpiegare, forse, in altre attività. Gli inquirenti, sempre secondo Frosinone Web, hanno già effettuato delle perquisizioni nella sede centrale di San Donato Milanese e in alcune case di proprietà di Caridi, ex direttore generale della Divisione Refining & Marketing di Eni. La somma contestata si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di euro, anche se si presume che il danno per l’erario sia di gran lunga più elevato.

A nome di Roberto Turriziani è intervenuto sulla vicenda il suo legale che, come riportato dal quotidiano online Il Punto a Mezzogiorno, avrebbe dichiarato: «Accuse infondate e senza senso. La magistratura farà chiarezza e dimostrerà l’estraneità di Turriziani dai fatti a lui contestati. Tra l’altro va detto che le accise le deve pagare l’Eni, quindi non capisco a che titolo il mio assistito sia stato coinvolto in questa storia».

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