venerdì 25 Mar 2016

Il Made in Italy che arriva… dalla Muraglia: bel colpo della Finanza di Frosinone

La Compagnia di Frosinone, nella settimana che precede la Santa Pasqua ha eseguito un’attività di servizio a tutela del “Made in Italy” ed al contrasto della contraffazione. A finire nella rete degli investigatori è stata una società di commercio al dettaglio e all’ingrosso di abbigliamento che da poche settimane aveva aperto un punto vendita all’interno di un rinomato Centro Commerciale di Frosinone.

L’attività di servizio posta in essere dai militari del Nucleo Mobile della Compagnia di Frosinone, ha consentito di riscontrare che tutti gli articoli in vendita recanti indicazione “Made in Italy”, erano stati abilmente predisposti al fine di trarre in inganno il consumatore finale sulla effettiva provenienza e fabbricazione dei prodotti.

Sono stati quindi sequestrati 418 articoli di maglieria, giubbotti, cappelli, calzini riportanti la bandiera italiana sia nella parte superiore che nella parte inferiore del prodotto che nelle etichettature. Inoltre tutti i capi di abbigliamento erano allocati su grucce riportanti la dicitura “Made in Italy”. L’approfondita analisi dei prodotti ha consentito di accertare che la predetta merce recava in realtà una falsa indicazione di produzione “Made in Italy”, celando, di converso, una produzione completamente “Made in China”.

Pertanto, per violazione alla nuova normativa a protezione del “Made in Italy” e per la vendita di prodotti industriali con segni mendaci, i finanzieri hanno sottoposto a sequestro ben 418 articoli per un valore di vendita di diverse migliaia di euro ed hanno provveduto a deferire all’A.G. il legale rappresentate della Società. La commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine, viola il comma 49 dell’articolo 4 della legge n. 350/2003, costituisce reato ed è punito, ai sensi del codice penale, con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a ventimila euro. La falsa indicazione del “Made in Italy” e, in generale, l’errata informazione sull’origine delle merci danneggiano il mercato, l’imprenditore onesto e il cittadino ingannato sulla reale provenienza delle cose acquistate. Il contrasto a questi illeciti inoltre tende a tutelare anche la corretta informazione sulla sicurezza dei prodotti stessi e sulla loro genuinità.

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