mercoledì 5 marzo 2014

Fulvio Benedetti: nel Salva Comuni due pesi e due misure

Il Comune di Roma ha evitato il dissesto, grazie al Decreto del Presidente del Consiglio Renzi. Una buona notizia, se si pensa che il default della Capitale avrebbe inevitabilmente avuto ripercussioni sull’economia, già martoriata, delle altre provincie laziali. Detto questo però, faccio fatica a comprendere il diverso trattamento riservato alla capitale, rispetto agli altri comuni d’Italia. Frosinone è uno degli Enti che, aderendo al decreto “Salva Comuni”, ha dovuto presentare un credibile piano di rientro dal deficit e garantirne (pena il commissariamento) il rispetto nel tempo. Il parere positivo sul Piano di rientro era e resta condizione imprescindibile per l’ottenimento dei benefici dal “SalvaComuni”.

Il debito ereditato dal Sindaco Marino, stimato intorno agli 800 milioni di Euro, con le dovute proporzioni può essere tranquillamente paragonato al nostro (circa 50 milioni stimati nel 2012). Eppure, con una prescrizione dall’esito scontato visto il sostegno già annunciato, a Roma sono stati concessi quasi 600 milioni di Euro. Vero è che la Capitale, per ciò che rappresenta e per il suo essere patrimonio di tutti, impone un grado di attenzione diverso da parte del Governo, ma attendere il parere della Corte dei Conti prima di annunciare il sostegno (in cifre) del Governo, sarebbe stata cosa buona e giusta.
Roma non ha bisogno di questi regali. Ha risorse (e sprechi) a volontà su cui lavorare per un risanamento serio.  Sul tema, tra l’altro, non si è espresso nessuno dei nostri illustri rappresentanti al governo regionale e nazionale, forse perché al di là delle macroscopiche differenze, un elemento accomuna le vicende di Roma e Frosinone. In entrambe i casi il deficit strutturale è attribuibile alle amministrazioni di centro-sinistra che si sono succedute nel tempo.