19 ottobre 2012 redazione@ciociaria24.net

FROSINONE: operazione “La Bella e la Bestia”. Sgominate dalla Squadra Mobile due organizzazioni internazionali di narcotrafficanti.

Trentaquattro indagati, quarantasei capi di imputazione, tredici chilogrammi di eroina, sei di cocaina, venti chilogrammi di sostanza da taglio, armi, munizioni ed una macchina per il confezionamento dei panetti di droga sequestrati, questo il risultato della maxi operazione condotta dalla Questura e dalla D.C.S.A. Le indagini sul milionario giro di affari avviate circa due anni fa finalizzate alla cattura dell’allora latitante Buttone Giuseppe, ultimo esponente di spicco del clan Mezzacane – Belfiore di Marcianise, sono state condotte dagli investigatori della Squadra Mobile sotto la direzione del Pubblico Ministero Dott. Conzo della D.D.A. di Napoli e coordinate dalla Direzione Centrale Servizi Antidroga.

Due le organizzazioni transnazionali coinvolte che, sebbene operanti in modo autonomo e specializzate l’una nel traffico internazionale di eroina e l’altra in quello della cocaina hanno in varie occasioni mantenuto collegamenti. Proprio l’attività investigativa svolta nei confronti di un parente del ricercato, ha fatto emergere i contatti tra questo ed un gruppo di albanesi che avevano scelto come base operativa per lo smercio di cocaina Anguillara Sabazia.

L’indagine si allarga delineando le articolazioni di una più vasta e complessa organizzazione dedita all’importazione dall’estero di ingenti quantitativi di cocaina immessi e distribuiti successivamente sul territorio nazionale. Era il nove luglio 2010 quando il personale della Squadra Mobile arresta nei pressi del casello A/1 di Frosinone un cittadino albanese trovato in possesso di quattrocento grammi di cocaina e altrettanti di sostanza da taglio prelevati ad Anguillara Sabazia e destinati alla Calabria.

Nuovi tasselli investigativi consentono l’identificazione di un personaggio di spicco dell’organizzazione, anch’esso albanese, detto “ lo zingaro” impegnato nel trasportare dall’Olanda in Italia consistenti quantitativi di cocaina da piazzare attraverso i numerosi complici. Tra questi ultimi un ruolo di rilievo è stato svolto da due donne rumene Mihaela e  Luana entrambe legate sentimentalmente allo” zingaro” e per questo in competizione e disposte a fungere da vettori pur di conquistare le attenzioni e l’apprezzamento esclusivo dell’uomo. I tentacoli dell’organizzazione arrivano in provincia di Frosinone.

Il trenta settembre 2010 infatti, viene arrestato al casello di Anagni un cittadino albanese che trasportava centoquattro grammi di cocaina purissima destinata al mercato di Fiuggi e Piglio. In queste cittadine operavano due soggetti, Massimiliano Bruni ed il nipote Roberto Riccardi, che dopo l’arresto del complice hanno iniziato a rifornirsi direttamente dagli esponenti dell’organizzazione operante su Roma e proprio tornando da un viaggio nella capitale, avvenuto a novembre dello stesso anno, sono stati arrestati a Colleferro mentre trasportavano trecento grammi di cocaina purissima.

L’obiettivo della Polizia era arrivare al vertice dell’organizzazione catturare cioè Kaplani “ lo zingaro”. Non è stato facile. L’uomo infatti ha sempre agito con raffinata astuzia tanto è vero che ogni volta che rientrava dall’Olanda con un carico di droga utilizzava schede ed apparecchi telefonici diversi cambiando continuamente automobile. Un errore gli è stato fatale. L’undici maggio 2011, infatti, viene arrestato e gli viene sequestrato un carico di quattro/cinque chilogrammi di cocaina.

Kaplani, però, era solo il braccio destro dell’organizzazione ed il prosieguo delle indagini ha consentito di risalire al capo indiscusso Haahasa Altin, detto “ la bestia” dagli altri indagati per la spietatezza e ferocia nell’affermare la sua leadership, intervenuto tra l’altro dall’Olanda per ricucire lo sgarro subito dallo “zingaro” vittima di una rapina a mano armata dell’auto contenente la droga ad opera di altri connazionali. La prima indagine si conclude con l’individuazione di ventiquattro indagati di cui tredici costituiscono il nucleo organizzativo dell’associazione transazionale.

Parte da qui un nuovo filone investigativo che consente di bloccare altri pericolosi narcotrafficanti albanesi e macedoni operanti tra Padova, Foggia, Roma e Napoli impegnati nella distribuzione di eroina nel centro sud. A capo dell’organizzazione c’era Selmini Saimir, cittadino macedone, residente a Foggia che inviava suoi corrieri a Padova per prelevare la droga. Uno di questi è stato arrestato dalla squadra mobile il tre dicembre 2010 sulla A/14 a Porto Recanati, mentre trasportava cinque chili di eroina.

Ad aprile del 2011 è toccato invece a due napoletani che, dopo essersi riforniti a Foggia, sono stati arrestati presso il casello A/1 di Avellino con un carico di due chili di eroina. Anche il capo dell’organizzazione finisce in manette. Selmini il due luglio dello scorso anno è stato arrestato dalla squadra mobile nel suo covo una dependance del ristorante “ I ladroni” alla periferia di Foggia . Insieme a lui, trovato in possesso di seicento grammi di eroina, cinque chili di sostanza da taglio e di un macchinario per il confezionamento di panetti di droga, è finito in carcere anche il proprietario del locale che deteneva illegalmente una pistola con relative munizioni.

Anche questa indagine si conclude con l’iscrizione di undici soggetti, sei dei quali costituiscono il vero nucleo organizzativo del sodalizio, nel registro degli indagati con l’accusa di traffico internazionale di sostanza stupefacenti. Il Gip di Napoli nell’ordinare le catture di ventuno dei più pericolosi tra gli indagati, ha disposto la trasmissione degli atti ai competenti tribunali distrettuali di Roma e Bari che valuteranno la posizione dei rimanenti complici.

Le misure sono in corso di esecuzione dalla mattinata odierna da personale di questa squadra mobile in collaborazione con le squadre mobili delle Questure di Ancona, Cosenza, Ferrara, Latina, Napoli, Roma. A margine della sopradescritta attività è stata individuata una donna rumena che si nascondeva a Savona come innocua badante, mentre era ricercata dalle autorità del suo paese per scontare quindici anni di carcere per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

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