martedì 21 gennaio 2014

FROSINONE – “Ecumenismo della Carità”: Insieme per aiutare i poveri della nostra terra

Uniti nella fede in Cristo, ma anche nella carità: con questo spirito, nella serata di domenica scorsa, i cristiani delle diverse confessioni presenti nella nostra diocesi si sono ritrovati nella chiesa di San Paolo Apostolo – nel quartiere Cavoni, a Frosinone – per la preghiera ecumenica organizzata dalla Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che tutti gli anni è fissata dal 18 al 25 gennaio, il cui tema 2014 è “Cristo non può essere diviso” (1Cor 1,1-17).

Presieduta dal Vescovo, S.E. Mons. Ambrogio Spreafico, la preghiera ha visto la partecipazione dei delegati delle Chiese presenti in Diocesi, con le rispettive comunità: il Rev. Pastore Lothar Vogel della Chiesa Evangelica Valdese di Ferentino, il Rev. Padre Vasile Chiriac parroco della comunità Ortodossa Romena di Frosinone, il Rev. Pastore Lino Gabbiano della Chiesa Evangelica Battista di Sant’Angelo in Villa a Veroli. Proprio quest’ultimo, nel suo commento alla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi (1Cor 1,1-17) sottolineando l’attualità del messaggio paolino, ha rimarcato che “essere in comunione con Cristo vuole dire essere in comunione tra di noi (…) Abbiamo una sfida davanti a noi, viviamo in tempi di crisi che nella nostra zona hanno proporzioni che mai ci saremmo aspettati e abbiamo però la possibilità come credenti che si riconoscono sorelle e fratelli ai piedi della croce di mettere fine, nel nostro piccolo ai personalismi, al pensare solo a noi stessi”.

Anche Mons. Spreafico, nella sua meditazione sul Vangelo di Marco (9,33-41), ha fatto riferimento a questa situazione: “quante volte infatti anche noi discutiamo e litighiamo per affermare che siamo più grandi, migliori di altri, e pretendiamo che gli altri lo riconoscano e ce lo dicano. Così la vita anche delle nostre realtà ecclesiali si trasforma in confronti, giudizi, lamenti, litigi, chiacchiere. Gesù è chiaro e faremo bene ad ascoltarlo: “Se uno vuole essere il primo, deve essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Non c’è alternativa, cari amici: davanti a Gesù, ma anche nella vita, l’unico modo per essere grandi nasce dall’umiltà e dal servizio, cioè dall’impegno con cui noi aiutiamo e amiamo gli altri. I prepotenti e quelli che vogliono sempre avere ragione non sono cristiani”. Nella seconda parte del suo intervento, Mons. Spreafico riprende le parole di Papa Francesco che “ha parlato di un ecumenismo spirituale che nasce dal comandamento dell’amore. Cari amici, viviamo questo ecumenismo nell’umiltà del servizio e renderemo migliore questo mondo, saremo un segno della presenza di Dio e gli altri, vedendoci e incontrandoci saranno attratti a lui dal nostro amore e dalla nostra simpatia e umanità”.

Proprio in questa ottica, don Giorgio Ferretti – direttore dell’ufficio diocesano Ecumenismo e Dialogo – ha riferito all’assemblea della proficua collaborazione che le Chiese stanno portando avanti da qualche tempo anche nell’ambito della carità. Infatti con la Caritas diocesana, i rappresentanti delle diverse confessioni, individuano famiglie e persone povere in difficoltà e intervengono congiuntamente nel sostegno. In questo senso si sta intensificando un “Ecumenismo della Carità” che dà frutti e ci vede uniti nell’amore e servizio ai più poveri. Per evidenziare questo, simbolicamente, un rappresentante di ciascuna comunità cristiana ha portato all’altare un cesto con generi alimentari destinato alle famiglie più bisognose della nostra terra.

DI SEGUITO LA MEDITAZIONE DEL VESCOVO SPREAFICO
«Care sorelle e cari fratelli, il Vangelo che abbiamo ascoltato è davvero pieno di sorprese, perché ci mette davanti a un Gesù libero dagli schemi con i quali spesso noi viviamo anche da cristiani. E quando si ascolta il Vangelo è sempre bene interrogarsi. Due sono gli episodi raccontati. Il primo nasce da una discussione dei discepoli su chi fosse il più grande. Ce li immaginiamo discutere, anche perché ognuno di noi si trova a suo agio in quella discussione. Quante volte infatti anche noi discutiamo e litighiamo per affermare che siamo più grandi, migliori di altri, e pretendiamo che gli altri lo riconoscano e ce lo dicano. Così la vita anche delle nostre realtà ecclesiali si trasforma in confronti, giudizi, lamenti, litigi, chiacchiere. Gesù è chiaro e faremo bene ad ascoltarlo: “Se uno vuole essere il primo, deve essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Non c’è alternativa, cari amici: davanti a Gesù, ma anche nella vita, l’unico modo per essere grandi nasce dall’umiltà e dal servizio, cioè dall’impegno con cui noi aiutiamo e amiamo gli altri. I prepotenti e quelli che vogliono sempre avere ragione non sono cristiani. Ma poiché Gesù sa che quei discepoli, come del resto noi, facciamo finta di non capire e continuiamo a fare come vogliamo, compie un gesto concreto, cosicché sia chiaro che cosa intende. Prende un bambino, lo porta in mezzo ai discepoli tenendolo in braccio e dice: “Chi accoglie uno di questi bambini per amor mo accoglie me. E chi accoglie me, accoglie anche il Padre che mi ha mandato”. In quel bambino ci sono tutti i deboli, i poveri, i disprezzati, quelli con cui Gesù si identifica. Volete essere grandi nell’umiltà e nel servizio: imparate ad amare i piccoli, gli ultimi, i poveri. Lì troverete la misura dell’amore. E, vedete, la carità unisce, rende fratelli pur nel rispetto delle nostre diversità. C’è infatti un ecumenismo della carità, che già ci unisce profondamente con Gesù e con i poveri suoi amici. Per questo ogni comunità cristiana qui presente porterà simbolicamente dei cesti per i poveri. E’ l’ecumenismo della carità. I poveri ci evangelizzano e ci uniscono a Gesù. Il secondo episodio riguarda un tale che usava il nome di Gesù per scacciare i demoni. L’apostolo Giovanni lo vuole impedire perché “non è dei nostri”, ma Gesù è chiaro anche qui: “Lasciatelo fare, perché non c’è nessuno che possa fare un miracolo in nome mio, e poi subito si metta a parlar male di me. Chi non è contro di noi è per noi”. Chi è dei nostri cari amici? Non mettiamo troppi impedimenti allo Spirito di Dio, che non ci permettono di cogliere nella vita degli altri, magari lontani dalla Chiesa o dai nostri modi di pensare, una domanda di amore e di Vangelo? Se uno non è contro di noi è per noi, dice Gesù. Non dovremmo essere più attenti al desideri odi tenti, magari nascosto o inespresso, di essere con Gesù?
I due episodi e le parole di Gesù sono profondamente connessi. Se uno è umile e servo, non si ergerà a giudice, non allontanerà gli altri, ma sarà capace e pronto a capire le domande di amore e di Vangelo nella vita delle donne e degli uomini intorno a noi e non si chiuderà nella sua chiesuola o nella sua sacrestia, difendendo un pezzetto di potere che si è conquistato negli anni. Uscirà e incontrerà, e in questo tempo difficile sarà servo umile e guarirà le ferite dei cuori e della vita degli altri, a cominciare dai piccoli e dai poveri. Papa Francesco ha parlato di un ecumenismo spirituale che nasce dal comandamento dell’amore. Cari amici, viviamo questo ecumenismo nell’umiltà del servizio e renderemo migliore questo mondo, saremo un segno della presenza di Dio e gli altri, vedendoci e incontrandoci saranno attratti a lui dal nostro amore e dalla nostra simpatia e umanità».