Dilaga in Ciociaria l’estorsione a luci rosse su internet: ecco come funziona

Sono almeno una decina al mese, nella sola Provincia di Frosinone, le persone che denunciano estorsioni sessuali subite in internet. La notizia è riportata nell’articolo a firma di Ermanno Amedei pubblicato su Ciociaria Oggi. Questa la sintesi di quanto accade riportata nel testo dell’articolo, la riportiamo fedelmente a beneficio di tutti coloro che ancora non sono a conoscenza del meccanismo che porta a cadere nella trappola.

«Tutto ha inizio – si legge nell’articolo di Amedei – con una richiesta di amicizia su uno dei tanti social network. Già il solo accettare quella richiesta da uno o una sconosciuta, significa dare loro credito presso i nostri amici “veri”. Qualche post pubblico, qualche complimento, poi ci si sposta nel “separé” della chat privata dove l’ammiccamento diventa palese. Neanche a quel punto sorge il dubbio del perché, ciò che non accade per strada, al supermercato o comunque nella vita reale, ad opera di una persona di carne ed ossa, debba accadere telematicamente ad opera si sconosciuti o sconosciute. Comunque il passo successivo è quello di far transitare su skype quel rapporto or – mai consolidato, “così ci possiamo vedere”. Vedere, appunto, ed anche registrare. Davanti alla web cam, la trappola è aperta, ancora pochi passi e si chiuderà. Dall’altra parte del monitor, alla vittima piace pensare di avere, per un colpo di fortuna, una persona con i suoi stessi interessi, con voglia di fare sesso virtuale e, quando ciò avviene, la gabbia è chiusa. I momenti intimi e anche imbarazzanti, quelli che solitamente sono definiti atteggiamenti compromettenti, sono immortalati ormai in un video nelle mani di una persona sconosciuta che non tarderà a palesare le proprie intenzioni. Ed infatti, sulla posta privata della vittima arriverà il link ad un sito che permette di aprire un video che ripropone la performance. E subito dopo la dicitura: “Se non paghi 500 euro, lo pubblico su Youtube”. Solitamente questa è la cifra e quasi sempre si cede al ricatto ma quando, qualche giorno dopo la richiesta di soldi viene reiterata, la vittima capisce di non avere vie di scampo e si rivolge alla Polizia delle Comunicazioni sperando che con i loro sistemi possano metter fine all’incubo. Il problema è che oscurato il sito, proposto dal link, non si ha certezza di aver risolto il problema, in particolare se qualcuno ha condiviso quel video. A Frosinone sarebbero una decina le denunce raccolte ogni mese, ma molti di più sono coloro che, dopo essersi informati e di aver inoltrato le necessarie segnalazioni, decide di affrontare il problema confessando l ’ accaduto al marito o alla moglie. In larga parte le vittime sono uomini, ma ci sono anche donne. Nella rete cadono ragazzi, adulti e attempati. Neanche il ceto sociale fa distinzione: ci sono operai e professionisti».

 

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