Carlo entra, Antonio esce: una coincidenza bagnata di sangue innocente

Due tragedie simili, due destini opposti. Ci si chiede cosa accadrà tra qualche anno, quando tutto sarà dimenticato.

Non abbiamo ancora avuto modo di metabolizzare l’orrore compiuto a Milano che subito arriva un’altra notizia da Belluno destinata a far discutere. Il contesto criminale è più o meno lo stesso, ossia quello dell’uxoricidio. Cambia però quello storico, perché il delitto è stato compiuto sette anni fa. Antonio Soccol, detenuto dal 2007 nel carcere di Baldenich sarà liberò nel prossimo Ottobre.

Condannato inizialmente a 16 anni per l’omicidio della moglie Miriam Parissenti, all’epoca 44enne, con una ventina di coltellate, tra sconti di pena e benefici è arrivato alla fine della sua esperienza in prigione. L’ingegnere, oggi 55enne, per la verità usufruisce già del regime di semilibertà ed è solito uscire dal carcere quotidianemente per andare a lavoro a piedi. Il suo avvocato, Claudia Bettiol, ha dichiarato a Il Gazzettino (clicca qui per leggere) che «se la pena ha una funzione rieducativa in questo caso l’obiettivo è stato raggiunto».

Leggendo questa notizia non di può fare a meno di pensare a Carlo Lissi, il 31enne che ha confessato ai carabinieri di aver sgozzato sabato scorso la moglie ed i due figli piccoli prima di andare a vedere tranquillamente Inghilterra-Italia al pub (clicca qui per leggere). In questo caso l’omicidio è triplice, ma la sostanza non cambia, perché per quanto una persona possa essere stimolare appetiti violenti, non merita la soppressione.

L’uomo è stato trasferito in carcere. Ma cosa succederà tra qualche anno, quando tutti dimenticheremo? Anche per lui ci sarà uno sconto della pena? Anche lui tra sei o sette anni si riapriranno le porte della libertà? Queste domande ci tormentano la mente mentre scriviamo e ci tocchiamo la gola immaginando quei due bambini sgozzati come agnellini pasquali. Proviamo sensazioni di nausea che ci devastano, la rabbia è quasi insopportabile. Ci vuole davvero una forza sovraumana per non giudicare sommariamente eventi del genere.

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