17 gennaio 2015 redazione@ciociaria24.net

Aldo, il ciociaro ibernato a -196 °C che punta a risvegliarsi nel futuro

L'uomo è stato il primo italiano ibernato con il principio della "crioconservazione", una specie di “animazione sospesa”.

La storia di Aldo Fusciardi, imprenditore ciociaro (secondo Il Nuovogiorno originario di Casalattico, secondo altri siti, invece, di Cassino) morto a 75 anni nel 2012, fa pensare ad un film di fantascienza, parliamoci chiaro. Tuttavia non si tratta di finzione, bensì del primo italiano ibernato a 196°C sotto zero con il principio della crioconservazione, che, stando a quanto riportato su ittumori.it, « si basa sul fenomeno secondo il quale l’acqua contenuta all’interno delle cellule, a temperature sufficientemente basse per arrestare i movimenti molecolari, viene convertita in ghiaccio e contemporaneamente vengono interrotti i processi molecolari del metabolismo cellulare».

Tale processo «nasce negli anni ‘50 utilizzando ghiaccio secco (-78°C) e solo successivamente all’introduzione di sostanze crioprotettrici in grado di ridurre i danni da congelamento si è potuto iniziare ad utilizzare l’azoto liquido (-196°), il quale permette la conservazione per un tempo indefinito. Una volta scongelati gli spermatozoi possono riprendere la loro funzione e il loro movimento». In buona sostanza si tratta di una specie di “animazione sospesa”: l’individuo viene ibernato nel lasso di tempo che intercorre tra il blocco del battito cardiaco e la morte cerebrale. In tal modo si spera di conservare intatte le strutture nervose. Tutto ciò aspettando tempi in cui il progresso scientifico possa permettere all’essere umano di vivere una seconda vita o di essere curato da un male attualmente incurabile.

«Secondo i sostenitori della crioconservazione – spiega diregiovani.it – in futuro dovrebbe essere possibile sviluppare una tecnologia in grado di ripristinare completamente le funzioni vitali dei corpi ibernati. In questa ipotesi, al momento del risveglio il corpo riacquisterebbe il fisico che aveva prima della conservazione; ovvero, il tempo del congelamento non determinerebbe un invecchiamento.».

L’imprenditore ciociaro, pertanto, ha chiesto ed ottenuto di esser collocato in una cisterna verticale chiamata tewar nella speranza, chissà, di vedere il mondo tra un paio di secoli. Naturalmente l’operazione ha un costo. Scorrendo ancora il testo pubblicato su diregiovani.it si scopre che le «Variano dai 28mila ai 150mila euro.» Attualmente, «oltre alle due società già esistenti da anni negli Usa, la Alcor e il Cryonic Institute, ne è nata anche una in Russia, la Cryorus. In Europa «l’Inghilterra e la Germania sono tra i Paesi con il maggiore seguito di ‘crionicisti’». Le persone già nei tewar sarebbero 200 e provenienti da tutto il mondo. A queste bisogna però aggiugere altri 2.000 “aspiranti” ibernati, in lista per l’inserimento nelle cisterne piene di azoto.

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