domenica 22 Novembre 2015

Aeroporto di Frosinone: volavano solo stronzate (di Alessio Porcu)

Peggio di un disastro aereo. L’aeroporto di Frosinone non decollerà più. Ma quello che è più grave: non poteva decollare e chi era ai comandi lo sapeva benissimo. Ed ha fatto finta di niente per poter consumare i soldi con il pretesto di dover mettere la benzina, pagare l’equipaggio, tenere puliti i sedili, riempire la cucina con gli spumanti ed i pranzi per i passeggeri. A leggere le conclusioni cui è giunto il sostituto procuratore della Repubblica di Frosinone Adolfo Coletta, la storia della Società Aeroporti di Frosinone è una delle più colossali prese per il culo fatte ai cittadini della provincia di Frosinone.

Più dello sperpero di denaro, più dei soldi spesi per consulenze e convegni inutili, più degli scontrini rimborsati per l’acquisto di film porno e rinfreschi in locali gay di Roma (tutti reati ipotizzati e che ora dovranno passare il vaglio dei magistrati), a lasciare l’amaro in bocca è un altro elemento: ci avevano fatto credere che l’aeroporto fosse un’opera fondamentale per il rilancio della provincia, far decollare la sua economia, fornire una marcia in più alle aziende del territorio. Ma anche una fonte di crescita autonoma con i suoi duemila posti di lavoro a regime.

Non era vero niente e lo sapevano tutti, ipotizza il magistrato. Non si poteva realizzare perché non c’erano le condizioni tecniche. E’ scritto in modo chiaro nell’avviso con cui il dottor Coletta informa gli indagati d’avere elementi per chiedere un processo a loro carico e gli concede 20 giorni per contestare le sue conclusioni:

gli indagati erano tutti ormai consapevoli che «la società Adf spa non era più legittimata ad agire quale gestore aeroportuale, quantomeno a seguito della espressa comunicazione del Ministero dei Trasporti e consapevoli dei rapporti negativi dell’Enac che con ben cinque studi e pareri aveva ripetutamente evidenziato, dal novembre 2006 al maggio 2007, tutte le criticità che non avrebbero mai potuto consentire la realizzazione dell’aeroporto commerciale di Frosinone».

I 3,2 milioni di euro che sarebbero stati sperperati per spese che si sapeva essere assolutamente inutili sono una bazzecola. Il problema più grande è un altro. Attorno all’aeroporto si stava disegnando un intero modello di sviluppo: la nuova stazione ferroviaria di Frosinone, la piazza da costruire dove oggi c’è l’attuale scalo, la rete logistica per assicurare i collegamenti con Roma, la metropolitana leggera Frosinone – Roma – Frosinone, case alberghi e servizi direzionali da edificare intorno all’aeroporto e per questo ai terreni erano già state cambiate le destinazioni d’uso. Se davvero si sapeva che era tutta una baggianata per avere il pretesto con cui sperperare i soldi, il reato più grave è quello di non avere progettato un modello di sviluppo che avrebbe salvato il tessuto industriale dalla crisi arrivata puntualmente: invece di puntare su un aeroporto fantasma si poteva allora pianificare ed investire sulle autostrade informatiche, sui servizi 3.0, su tutto ciò che rende davvero appetibile un territorio. Si potevano realizzare quelle cose che – se ci fossero state – avrebbero indotto Amazon ad investire qui e non a Rieti dove hanno fibra ottica,  capannoni, logistica, snodi, servizi informatici moderni.

E’ questo il vero delitto. Non gli eventuali sperperi riassunti in 72 pagine di spese, nelle quali si parla di  libri di Goldrake (“E’ uno scontrino finito lì per errore”), rinfreschi in locali gay (“Abbiamo preso tre caffè e due tramezzini dopo una riunione all’ora di pranzo, se la sera lì ci fossero incontri gay o della bocciofila romana non ne ho idea“) , convegni alla presenza dell’allora Commisario ai Trasporti dell’Unione Europea Antonio Tajani, dell’abate di Montecassino dom Pietro Vittorelli, del vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico,  degli allora presidenti delle provincie di Frosinone Antonello Iannarilli e di Latina Armando Cusani, dei sindaci di Frosinone Michele Marini e di Viterbo Giulio Marini, costati circa 30mila euro compresi i rimborsi per gli illustri conferenzieri ad uno dei quali venne donata anche una penna Mont Blanc da 400 euro.  Sono quisquilie rispetto ad un’occasione gettata al vento.

Ora resta da capire chi ha raggirato chi.

L’allora presidente della Provincia Francesco Scalia, il visionario che ha realizzato strade, scuole e posti di lavoro grazie al Patto Territoriale, prima di sposare il progetto chiese un parere economico alla Price Waterhouse Coopers (Conviene farlo?) ed alla principale società italiana specializzata nella progettazione di aeroscali (tecnicamente si può fare?). E’ sicuro di non avere preso in giro nessuno, come dichiara a Domenico Tortolano su Il Messaggero

«Sono assolutamente tranquillo. C’era una legge regionale, c’era una delibera regionale che aveva localizzato l’aeroporto a Frosinone, c’era una legge in bilancio che stanziava dei soldi, ci fu uno studio di fattibilità e  nel 2008 fu fatta pure la prima conferenza di servizi dove l’Enac aveva espresso le sue osservazioni contro la scelta. Osservazioni contro cui la Provincia avrebbe dovuto presentare le controdeduzioni ma la cosa non avvenne». Nessuno spreco di soldi pubblici, dunque? «Assolutamente no. Le mie spese sono solo relative a progettazioni e incarichi oppure quelle per tre pranzi istituzionali”.

La stessa convinzione l’ha avuta Gabriele Picano, presidente della società durante il governo provinciale di Antonello Iannarilli:

«Durante la mia gestione ho cercato di ridurre le spese dimezzandomi l’indennità di presidenza e non richiedendo nemmeno il Tfr. Ho sciolto le due società di gestione, ho eliminato la figura del direttore generale e ridotto di due unità il personale. Inoltre la regione aderì all’aumento di capitale della società con un milione e 350 mila euro (che non versò)»

Il  sostituto procuratore Adolfo Coletta fa il magistrato. E lo fa in una Repubblica, quella Italiana, nella quale c’è l’obbligo dell’azione penale. Cioè: se  se io denuncio qualsiasi cosa lui deve prenderne atto, indagare e poi archiviare. In questo caso ha individuato indizi e fonti di prova in abbondanza e procederà. Al limite, se qualcuno ha sprecato, scoprirà chi ha sperperato cosa. Ma chi politicamente ha fatto perdere tempo al territorio, portandolo su una pista dalla quale non è possibile decollare, non toccherà a lui definirlo. E’ un giudizio che tocca all’elettore.

Alessio Porcu – www.alessioporcu.it

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